Archivio mensile:aprile 2009

Il Ponte

Dentro al mio dente che si è rotto c’era il doberman di Hitler. Anche se non l’ho mai sentito abbaiare, non saprei spiegare come, ho sempre saputo che lui era lì. Adesso ha bisogno di prendere confidenza col nuovo impianto, con il ponte e la protesi che mi applicheranno in bocca. Mentre il dentista mi estraeva i resti del dente morto e faceva leva con i suoi attrezzi e trapanava tutto infilato nella mia bocca, il doberman di Hitler è rimasto in silenzio, immobile e davvero non ha creato alcun disturbo. Io di tanto in tanto lo osservavo, con l’amore di un padre ed il suo sguardo era fisso su di me, quieto e stupito. Ma alla fine ho preso sonno dato che sono molto affaticato in questo periodo e il dentista dentro alla mia bocca ha continuato a scavare in cerca di un punto non troppo traballante in cui ricongiungere il ponte.

Il pensiero dei gabbiani sul mare

All’improvviso mi coglie il pensiero dei gabbiani sul mare e sento fuori dalla finestra come rumore di treno, di pioggia fitta, eppure qui non piove mai e non passa più nessun treno.

La signora che spazza tra le nostre postazioni, tutte le sere ci dice:“buonasera” poi tiene lo sguardo a riparo dagli occhi degli altri, fa attenzione a non far troppo rumore e a non pestare le tracolle delle nostre borse sparse.

Oggi ho accusato una certa stanchezza, ho provato un senso di estraneità verso tutto ciò che mi accadeva intorno. E pensare che soltanto ieri ero tornato a sentirmi parte di un team, mi sentivo un ingranaggio del mondo.

A volte vorre dire alla mia ragazza che io e lei almeno siamo un team affiatato, un team davvero unito. Credo che se al mondo esistesse una “mia ragazza” di sicuro le direi così: ”io e te siamo davvero un gran bel team tesoro, un team affiatatissimo.”

Tra poco uscirò in strada, prima però metterò il mio primo tappo nel sacchetto che sta sotto la finestra grande.

Sul comodino mi aspetta il Globo terrestre, ogni sera prima di chiudere gli occhi resto un po’ad osservarlo e lo faccio ruotare piano. Poi accarezzo il Perù.

I tappi

Solo dopo quattro mesi ho scoperto che sotto una finestra dell’ufficio c’è un sacchetto blu pieno di tappi di plastica. Non avevo mai fatto caso al movimento di gente che ogni giorno in silenzio vi si reca, io ho sempre buttato i miei tappi nell’indifferenziato, insieme alle bucce dei mandarini e al grasso del prosciutto. Ieri ad esempio a pausa pranzo sono sceso nel seminterrato e davanti alle macchinette sono rimasto immobile per qualche secondo prima di inserire la chiavetta e digitare "solo bicchiere". Ho preso anche una bottiglietta d’acqua a temperatura ambiente e alla fine l’ho gettata via insieme al tappo  in un secchio verde. Adesso è tutto chiaro, ho capito la processione dei colleghi e quei loro sguardi che mi fanno così paura.

Lontano dalla gloria di un gol

Sono un uomo che morirà. Per la precisione lavoratore contingenziale n. etc. etc.. Candidato n. etc. etc. Da qualche tempo ho mappato il mio processo interno, dai grafici eseguiti risulta chiaro il mio percorso esistenziale che è il seguente: sensibile-romantico-paternalista domenicale-segmento di ingorgo automobilistico-processo aziendale. Nonostante le non conformità che il centro Controllo Qualità riscontra talora nei miei modi, nei miei abiti, nel suono dei miei tacchi, debbo confessare alcuni fatti. Da quando la luce trattiene maggior calore la sera, dall’uscita dalla mia postazione fin verso la strada penso all’amore. Perchè quando la luce è di tal fatta il mio sentire è bizzarro e anche se sono lontano dalla gloria di un gol segnato in un calcetto aziendale mi innamoro di scorci di gonna fruscianti, di voci preimpostate di operatrici telefoniche. Amo le cameriere che servono caffè nei telefilm e camminando cullo ricordi dolcissimi che forse ho inventato.