Archivio mensile:ottobre 2009

Sapporo

Il moccolo d’autunno.
Per la strada mi hai detto – tu non sai niente dei miei treni – e intanto un missionario africano parla della morfologia del Congo con mia madre, di alcuni opuscoli e del Nilo che è davvero grande. Il canotto gonfiato in cucina adesso sta in cortile ed è sporco di gelato, pieno di polvere e uova di plastica.
Io proprio non posso sapere dei treni che stanno appesi alla tua coda mentre io sotto al tavolo fermo i dinosauri e penso che farò un disegno. Non posso sapere che il foglio si riempirà di minatori neri come formiche a lavoro in una galleria escogitata senza prospettiva.
Solo da poco un treno mi attraversa la notte ed è carico di astronavi e  bambole senza i capezzoli, col mento triste. Per anni con me c’è stato soltanto il pavimento con le fughe sporche, lo sbuffo di un autobus, l’uomo giunto dal nosocomio che mi accarezza la testa attraverso il cancello e chiede una sigaretta.
Non sapevo niente delle olimpiadi invernali del 72 né dei treni regionali in cui vivi. Durante quelle circostanze mio padre possedeva delle chiavi scintillanti con cui arrivare la sera, io avevo gli occhi e i capelli asciugati col phone.
 

Prima della gara

Ho freddo alla tovaglia, mi fa male la gamba, mi sento la groppa pesante. Presto avrò la gara. Io colleziono i coriandoli da terra, le mie ex mi dicevano di non raccoglierli, mi dicevano di non leccare le cose. Sono solo da tanto, non ho tempo per avere delle relazioni ma questo non mi importa perchè la sera sto bene da solo col pandoro avanzato da natale, i piedi a mollo nel catino e la borsa dell’acqua calda in grembo a vedere la rai, sto davvero molto benino e poi a volte faccio delle telefonate, chiamo la polizia e chiedo se in città è tutto a posto, mi informo sulle cose. Ma senza relazioni non posso neppure avere delle ex e questo mi alquanto dispiace perchè la sera amo ripassare nella mente tutte le ex che io ci ho avuto. Mi tantissimo piace ricordare i loro visi e pensare che ho un passato condiviso con le ex. Fra qualche giorno è carnevale e già ci sono molti coriandoli per la strada, da piccolo mi piaceva disegnarli a mano sui fogli e colorarli coi pastelli, poi li ritagliavo con le forbici, quelle con la punta stondata per non ferirmi gli arti. Adesso ho smesso di fabbricarli, non so più disegnare, però li raccolgo da terra e li metto nelle tasche dei calzoni. Stasera mangerò rape (un chilo), devo stare leggero perché tra poco ho la gara e ci tengo molto, tutti gli anni durante la gara mi immagino le ex  che mi guardano emozionate, col cuore in gola mentre io gareggio la gara. Mi immagino che stanno in prima fila, con le mani intrecciate sul cuore a sospirare mentre lo speaker pronuncia il mio nome di battaglia: "Merdacazzo". Le ex però mi sa che non apprezzavano le mie gare, credo che loro pensavano che divorare cuori di bue crudi non è tantissimo uno sport ma non sanno che il comitato dell’associazione sta raccogliendo le firme (sette per ora) per diventare uno sport maggiore.

L’anno scorso ho mangiato diciannove cuori e sono arrivato terzo e a carnevale ho raccolto per strada trentaquattromilasedici coriandoli. Quest’anno ho già raccolto un sacchetto della coop pieno zeppo di coriandoli. Stasera ho freddo alla pancia, mi fanno male le ex, sento freddo alle scarpe, mi puzza un occhio, forse dovrei operarmi alla tosse. Andrò a letto e mi frizionerò la pancia col grasso di vongola e penserò alle ex per trovare la forza di vincere la gara. Oggi pomeriggio ho scritto una lista delle ex sul mio quaderno a quadretti. Le mie ex si chiamano Cinzia, tutte, ho scritto Cinzia tante volte infatti, nel mio quadernone che è bello. Anche la mia mamma si chiama Cinzia ma lei lo giuro, non l’ho scritta sul foglio.

Raymond

Ha una sigaretta sull’orecchio, cammina avanti e indietro nella cucina ancora nebbiosa. Le finestre spalancate gettano un vento sottile che lo fa rabbrividire. La pancetta bruciata è lì nella padella e lui è in mutande.
– L'hai bruciata?
Prende la sigaretta dall’orecchio, la rigira tra le dita, si guarda intorno, da sotto il frigo tira fuori con un piede una delle sue pantofole rosse con le renne. Se la infila nel piede sbagliato.
– Non ti preoccupare, adesso la rifaccio.
Dalla camera da letto cigolio di molle. Ha indosso solo una maglia rossa attillata al seno, si gratta una coscia mentre va in cucina. Lui sta guardando fuori dalla finestra il fumo che esce e si mischia a quello denso della fabbrica. Da ragazzo ci aveva lavorato quasi un anno quando ancora non gli cresceva la barba e desiderava un paio di baffi e una Ford metallizzata.
– Ascolta, mi dispiace davvero. Lo sai, non mi era mai successo. È colpa del lavoro, da quando sono al reparto non ci riesco più.
–  Sono due mesi che sei al reparto.
La pentola comincia a sfrigolare, entrambi si voltano a osservarla.
–  Non ci ho messo il sale.
Lei si tocca i capelli e dice: – Ascolta. Non lo so più.
Lui prende un pizzico di sale dal recipiente con la faccia di topolino accanto ai fornelli.
–  Ti piace salata, vero?
–  Non lo so più se ti amo.
Lui sala la pancetta, la muove con una forchetta, alza la testa e la osserva, le guarda i seni, le gambe, i piedi scalzi e minuscoli, poi guarda i suoi, pieni di peli e muove le dita di quello dentro la pantofola.
–  Adesso me ne vado.
Lei non dice niente, fa come una smorfia e si porta una mano sulle labbra, forse uno sbadiglio.
Si gira, va verso il bagno. Rumore di chiave che gira.
– Allora io vado.
Nel bagno scrosciare di acqua nella vasca.
–  Ti chiamo oggi?
Lei in bagno chiude gli occhi, poi l’acqua, getta la maglia in un angolo e mentre una lacrima le divide una guancia tira lo sciacquone.

La mia famiglia

 

Sabato ad un mercato bello acquisterò dei cincillà.  
Saranno tre in tutto, uno sarà bianco, si chiamerà Jeffrey 
Dagger Jr, uno, Andy Flowers, avrà gli occhi rossi, 
poi ci sarà James SS ed avrà i baffi.
Saranno la mia famiglia.
Andy Flowers morirà di schizofrenia e tosse durante un travaso.
James SS sparirà nel corso di un pomeriggio e i suoi baffi 
verranno ritrovati molti anni dopo, in fin di vita.
Quello bianco, Dagger Jr, detto Daggy o Jeffrey D. 
o semplicemente Junior, dormirà per anni all’interno 
della mia cucina. Avrà sonno.
Quando di notte dalla mia cameretta lo chiamerò 
perché venga a farmi compagnia dentro al letto, 
lui resterà immobile nel buio della cucina, 
con gli occhi spalancati resterà sotto al tavolo 
e intorno a lui sparse staranno le briciole della cena.

Freud, la fabbrica e gli 864 cazzi

Non ho l’ispirazione.
Ho solo l’espirazione.
Ormai da anni sono in cura da uno psicanalista.
200 euro a seduta. Una seduta a settimana.
Aldo, del bar Rita, dice che più che altro sono incula da uno psicanalista.
Forse ha ragione, la prossima volta che mi fa male la mente mi rivolgerò presso un’altra figura professionale sempre nell’ambito della vita psichica.
Ma per ora resto, visto che quando ho sognato una croma blu piena di cocomeri lo psicanalista mi ha detto che sono buchissimo.
Non capisco. Sono incolto, e proprio non capisco.
Eppure quando ho sognato di ridere felice mentre prendevo 864 cazzi, mi ha detto che ero solamente stressato.
Devo lavorare sodo in fabbrica per pagarmi un altra seduta.
Devo capire.