Archivio mensile:novembre 2009

Assonanze

Sono superfluo.
Mi puzzano le ganasce e ho la proterva tendenza a ripetere frasi inutili, di circostanza:
Cristincroce cristincroce che pena d’avena.
Non ho mai visto l’avena.
Come cazzo è fatta?
Se la incontro la evito.
Sono pedante, pleonastico, mi puzza il mastice.
Non ricordo più l’odore del mastice, ma ricordo che mi piaceva e che mio nonno ne abusava.
Mio nonno è morto e lo voglio ricordare così.
Non come probabilmente è attualmente.
Sepolto nell’humus inquinato, imbottito di avena e mastice dai medici necroscopi.
Santo dio nonno. Mi manchi.
Se il vuoto fosse un esercito in marcia, io sarei l’ultimo baluardo della resistenza.
Ho l’horror vacui.
Lo riempo di parole.
Vacui. Basta la parola.
Santo dio nonno, sei un sacco d’avena e mastice.
Sei un esercito in marcio.
Tutti scrivono belle poesie nonno.
Scrivono bei libri e sono coerenti.
Io sto fermo sull’acciottolato tutto accoccolato.
Sembra che ho cacato.
Almeno a giudicare dallo stato delle mie ganasce.
Sto nel cortile del manicomio.
Sto sopra Pistoia e non c’è gioia.
In me, o in ciò che ne rimane.
E’ il 22 Novembre da cento settimane.
Del 1969.
A chi interessa quest’esistenza mancata, queste parole,
questa acciottolata?
Cristincroce cristincroce che pena d’avena.

Jimmy

Sono un giovane signore di mezza età che ho i soldi da parte, ma  non in banca che non mi fido, li metto nei posti segreti. Possiedo le cose, per esempio i mobili, gli asciugamani, dei bicchieri e le tazzine, un televisore di taluni pollici e anche un contatore della luce. Sono un individuo sessuale, in testa ci ho i capelli lungo i lati, ho la bocca, mi piace molto comperare bibite gassate e parlare del fatto che al supermercato vi si trova davvero la confusione, mi piace parlare di questo argomento quando sono in coda per pagare con altri individui che non sono me e che io trovo alle casse dei supermercati in cui mi reco.
Per vivere effettuo un lavoro che io compio dal lunedì al sabato ed è il seguente: io mi siedo sulle sedie del museo, in stanze diverse, dipende dai giorni. A volte mi siedo nella stanza grande, quella in cui c’è un disegno strano che non capisco perchè ci sono i colori tutti mescolati, a volte invece sto seduto nella stanza dove vi è il disegno coi cani con la coda grigia che invece mi piace. La cosa difficile del lavoro che io lavoro è di non addormentarmi, infatti è molto vietato che io dormo. Sono un tipo gioviale, da bambino a scuola mi chiamavano guancia di porco, io allora piangevo dietro a un albero ma è un segreto. Una volta in strada ho visto una ragazza con la sottana corta che mi chiamava ma io mi vergognavo a fermare la vettura ma io ora vorrei ritrovarla questa ragazza o un’altra che ci abbia la gonna corta. Io sono reperibile alle ore dei pasti, mangio tardi (i risotti), circa alle due e dieci. Mi piace il nasello.

Le Noccioline

Quando Mesumurumeri Busubald ebbe smontato le gambe dalla propria vettura, regolarmente parcheggiata nel posto riservato, per strada era sera ed autunno. L’uomo effettuò alcuni passi e prima di insinuarsi all’interno della propria dimora si toccò nell’ordine: bavero, cappello, occhiali, narici, una scarpa, palle e tostapane. Giunto allo studiolo con grande sorpresa rinvenne sul tavolinetto e in parte sparso al suolo il cadavere tutto strappato del suo libro preferito "Le conchiglie che sono belline". Su di un foglio posto sopra i resti accartocciati del libro vi era un misterioso messaggio: "Prima di tutto le noccioline". Busubald confuso sul momento non capì i motivi che avevano spinto sua moglie Cincimmeci Centupla a commettere tale misfatto, si recò dunque verso la cucina dove la donna era intenta nella farcitura di un cappone. Giunto a destinazione parlò con voce gentile:" Cara, hai per caso nozione di cosa possa essere accaduto al mio libro prediletto?" Lei inserendo nel cappone un mazzo di asparagi disse: "è caduto dalle scale." Busubald sorrise e rasserenato rispose: "Tesoro, lo sapevo che non potevi essere stata tu a compiere un gesto tanto indelicato". Il silenzio stazionò per alcuni secondi tutto intorno ai loro corpi, Busubald ancora sorrideva quando Centupla che era rimasta di spalle per tutto il tempo si voltò di scatto e spalancate le fauci emise uno sgradevole suono aromatizzato al marzapane. Nel mentre dal fondo spalancato del cappone (un tempo noto come Mr. Blanchard) emergeva altezzosa una carota fresca di permanente.

Un pomeriggio

Un pappagallo sopra il pero emetteva rumori acuti, sotto al ramo alcuni ragazzi a turno si foravano le braccia con un  chiodo, intorno c’erano gli specchi che avevano portato quando tutti insieme poco prima erano stati un drago cinese e di profilo al vento avevano atteso l’arrivo del formichiere coi reumatismi. Era un pomeriggio di luglio, accanto ad un’auto senza scarpe e col bagagliaio pieno di mattoni uno che aveva la testa a forma di cazzo a un tratto si accese una sigaretta e cominciò a parlare di cose che non li riguardavano. Disse che erano in corso alcuni esperimenti segreti, che li facevano gli americani ma anche i russi. Inviavano scimmie nello spazio dentro a cabine in cui veniva trasmessa a ripetizione la stessa canzone di Frank Sinatra. Non si ricordava il titolo però. Proprio non capiva perché lo facessero, quale fosse l’utilità ma del resto in un bar aveva sentito che in Messico il governo aveva da poco piantato nel deserto più di duecentomila embrioni femminili sotto un cactus.

Loredana

Sono una giovane vedova cinquantasettenne, gioviale e sbarazzina. Grande appassionata di cerchi in lega e stufe in ghisa. Stupenda cuoca, eccellente affabulatrice, spensierata cucitrice e stiratrice in provetta. Amo ballare i balli. Mi compero tante scarpe perchè in esse vi è la spiccatissima personalità di me. Giudico la gente dai calzini. Ho giocato a nascondino a livello amatoriale fino alle medie, a otto anni sono sviluppata. Attualmente uso shampo alla cocacola e mi piace tanto effettuare scorpacciate di uova. Colleziono oggetti in vimini e il fine settimana risulto pervenuta al supermercato dove acquisto gli acquisti. Lavoro in una ditta di mangimi, possiedo una mamma, sta in cucina sulla destra. Piscio la piscia. Cerco anima gemella per condividere monolocale con finestra e tavolinetto in formica. Astenersi perditempo e spazzacamini.