Archivio mensile:dicembre 2009

Siam quelli su FB

Io, te, tu, tu, teretette tè, Calro, la mamma e Siamelli sono tutti e sedici su Facebook.
Visitagli le gambe a:

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Le scarpe

Quando Michela mi ha lasciato ho acquistato delle scarpe in offerta in un negozio che stava fallendo, erano gialle, due numeri più grandi del mio e con solo cinquemila lire in più ottenni una terza scarpa in omaggio, tutta violin violetta! Iniziai ad inciampare ovunque con le mie nuove pinne gialle, pesanti come zappe, un incrocio tra un triceratopo ed un carro armato.
Mi divertivo tanto ad inciampare e a pestare la strada e le cose che incontravo. Quando pestavo qualcosa, emettevo inoltre un rumore di accartocciamento con la bocca.
Pestai carte di gelato, foglie, mozziconi di sigaretta, strisce pedonali, chiazze d’olio, conchiglie e aghi di pino. Cavolo con quelle scarpe potevo pestare davvero tutto, era una svolta!
Più tardi quella sera steso sul divano sognai di essere la moglie di Beckham.

La bianca betulla

In un pomeriggio pomeridiano confluiscono le gioie.
Sotto la bianca betulla ci stanno i girini che ho rapito al lago, il grembiule delle elementari, adesso a volte canto, faccio le prove per il mio spettacolo e non penso all’incidente.

Quando ero un bambino vivevamo tutti nella stessa casa, c’eravamo tutti,eravamo in tanti e un pomeriggio mi bastava per essere tutti insieme strepitanti e per essere uno, da solo e al centro.

Ma adesso mi sta passando la fantasia e la sera chiamo il pizza-express, poi sfoglio il catalogo del supermarket. Un uomo arriva alla porta mi porge le pizze, io dico tenga il resto, lui sorride, si volta, dice grazie e prende le scale per non aspettare l’ascensore. Mentre lo osservo dalla finestra ripenso ad una volta che ero rimasto a casa con l’influenza e a scuola avevano spiegato le guerre puniche. Quel giorno in cielo ci fu un’eclissi e io la guardai attraverso un vetro affumicato ma non vidi niente.

Mille attimi dopo è accaduto che alla fermata dell’autobus davanti casa c’era un uomo con la maschera da teschio che saltava sul posto, accanto se ne stava una vecchia con la borsa chic. Quando entrai in casa chiesi a Laura se lei, il gatto, l’uomo teschio della fermata ed io fossimo una famiglia.

Ma il gatto l’avevo inventato, la fermata dell’autobus non esisteva e
Laura è volata in Francia.
La bianca betulla è distante dal mare, ma sotto ai suoi rami lo stesso ho portato le mie barche annegate, i pesci d’amianto, i miei biglietti omaggio.