Archivio mensile:aprile 2010

La domenica sotto casa

Sotto casa mia è domenica e non è per niente una giornata tranquilla. Hanno divelto l'asfalto, ci sono autospurghi parcheggiati in doppia fila, cani che abbaiano appesi a guinzagli lunghissimi che hanno il padrone all'orizzonte. Oggi mangio fuori, alla tavola calda del Minguzzi, per essere un po' tranquillo prima che domani ricomincia il lavoro. Ieri sono stato al supermercato, quello nuovo che ha anche gli elettrodomestici in offerta e i jeans al cinquanta per cento di sconto e le presine per la cucina colorate, coi disegni degli animali. Ho comprato le crostatine. Domani c'è il lavoro. A lavoro io sono quello che gli scade il contratto tra 32 giorni, la matricola 2173650, quello che a mensa prende sempre le carote al burro, lo stinco di maiale. Dopo pranzo la domenica di solito vado a fare una passeggiata, nella zona degli ex macelli ed ex centrale del latte, cammino fino alla fermata del 23. Poi prendo l'autobus e torno verso casa per prepararmi per il lavoro. Mi faccio i baffi, stiro la camicia, lucido le scarpe di legno e accendo lo scaldasonno. Settimana scorsa la Sig.ra Caretti sul pianerottolo del secondo piano mi ha detto che mi ha visto alla fermata dell'autobus a saltellare sul posto con un dito in bocca mentre mi tiravo un orecchio con l'altra mano. Mi ha detto "si faccia curare". Mi odia perché ho pagato l'affitto con due giorni di ritardo. Stanotte non avevo sonno ed ho scritto una letterina alla mamma. Le ho domandato le domande. Ho chiesto se è vero che se io smetto di andare al lavoro l'azienda poi non esiste più, se è vero che se smetto di andare a mangiare dal Minguzzi la sua trattoria sparisce e se è vero che se di notte non vado più dalla Betty lei allora scompare dal marciapiede. "Mamma, se chiudo gli occhi e non guardo le cose esse non ci saranno più? Mamma, mi racconti di nuovo quella favola che ci sono io che poi alla fine divento felice?"

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Evidenzio con i miei evidenziatori le parole che mi piacciono dentro al libro che c'ho e che è grande. Ho evidenziato tante parole, ma non le virgole, non i puntini di sospensione o le virgolette. Io non seguo la storia che il mio libro grande racconta, con tutti i suoi segni, i numeri che ci sono dentro sospesi a creare come una suspence. Quello che mi interessa nella mia lettura non è il contenuto di queste vicende che si nascondono dietro a queste parole, ma il suono che dalle mie labbra emerge quando di talune io ne decreto la pronuncia.
Oggi ho evidenziato ottantadue parole che mi piacciono tutte molto. Spesso le parole ricorrono, spesso gli evidenziatori finiscono e allora cambio colore, utilizzo il giallo, il verde, il blu per evidenziare Marco, Sergio, Carlo, Carlo, Mauro, Carlo e continuo ad evidenziare, Annalisa, Leonarda, Vannozzi, Franchi, Musumeci.
Oggi fuori c'è il sole, è caldo ma non c'è gente perché è luglio e tutti sono al mare o dentro alle case a sudare oppure in luoghi di villeggiatura in cui sanno che possono sentirsi di essere felici, di sentirsi premiati, in qualche modo arrivati ad un traguardo.
Io non c'ho più la mamma, m'è morta a febbraio, d'un cancro.
Allora la sera del funerale in strada dopo che avevo salutato le mie sorelle sono andato a mangiare alla friggitoria di via dell'Albero. Ho mangiato la pasta di pane fritta, tre pezzi, sotto c'erano tutti i pallini neri di bruciato, li ho mangiati anche quelli, come una pecora che bruca l'erba piena di rugiada, l'olio mi colava lungo il mento e gocciolava sulla punta delle mie scarpe di legno marroncino. Quando mi trovo dal friggitore io mi sento più tranquillo, c'ho meno ansie. Sento che per i minuti che io mastico le cose fritte, mentre l'olio mi cola lungo il mento io non ho le paure dentro che si fanno sentire allo stomaco, nei denti, al petto che batte compleatamente impazzito.
Adesso evidenzio le ultime parole e vado a mettermi sotto al piumone di Uinni Pù, l'orso. Mantegatta Mirco, Ciro Samponieil, Cicerchia Armando, Salvatore, Giovanni, Tonarelli. Ecco le ultime parole che ho scelto. Non sottolineo i nomi delle strade, non le conosco, non le vedo dalle mie finestre, non sottolineo i numeri ed i puntini di sospensione.
Mi piacciono le parole in sè, non ciò che si nasconde dietro a questi nomi, le esistenze.
 
Oggi mi è successo il licenziamento. Per via delle piattole credo.
Domani acquisto il veleno per i topi per ammazzarmi il tempo.

Nonna stai calma

Sono bello?
No.
Sono un tipo.
Sono un tipo di brutto. 
Che però può piacere.
E allora perchè non scopo e sono turbato nel profondo?

So che devo morire. Ma non ci credo.
Ho visto due fotografie di mia nonna.
In una foto ha vent’anni, in un’altra novanta.
Nonna, stai calma dio santo.
E che si passa settant’anni così?

Da piccolo passavo estati intere in montagna.
Giacevo disteso al sole.
Su prati gialli e verdi, con l’erba dura che punge la schiena.
Avevo una maglietta sola e seppellivo scoiattoli.
Gli facevo una tombina con i sassi.
Ancora non sapevo che la vita è quello che ti succede mentre sei impegnato ad aspettare il cancro.

Adesso sono un uomo fatto.
Ho fatto del bene, ho fatto del male.
Ho scelto la madrina per il mio funerale.

Salgo sull’autobus numero 14 direzione via Niccolò da Tolentino.
Quello che mi sta accanto assomiglia a Biscardi.
E l’unica cosa che m’importa è che non fa rima con Tolentino.

Il balcone

La modificazione dei ricordi, mi dici che esistiamo solo in funzione del fatto che abbiamo il ricordo di noi stessi e che gli Alzheimer non esistono più, almeno nella fase finale della malattia non si ricordano di sé stessi, non sanno che stanno esistendo.

Sono solo con il portapenne.

In cucina il sugo della nonna, arrivato tramite corriere espresso, è in frigo nella vaschetta di plastica.

Gli autoscontri del piano di sotto frusciano, vibrano fino al mio pavimento.

Il formicolio alle mani mi preoccupa un po’, alla visita medica aziendale mi hanno detto che forse ne morirò, che per sicurezza mi licenzieranno, per non doversi sobbarcare le spese del mio funerale. Intanto piove, io mi lavo le mani dieci volte in un’ora, guardo l’orologio che mi hai regalato per lo scorso natale, ripenso alle nostre vacanze in Sicilia e alle nostre infradito scomode sul granito ad Agrigento. Lo so che non ci siamo mai stati, che dico sempre e soltanto dei miei sogni ma di recente l’ho fotografato quel balcone di cui tante volte ti ho parlato, il balcone da cui mi getto e volo o precipito in tutti i miei sogni più intensi, è sempre da quel balcone sul niente, appeso alla stanza dei miei che fuggo via.

Sono giorni che il mio telefono non squilla, da quando mi hai chiamato per dirmi che parti, che vai in America. Al piano di sotto forse ci sono delle giostre, da quando si sono trasferite le giostre al piano di sotto? E da quando di sopra ballano con gli zoccoli e cantano di sabato pomeriggio, suonano i tamburi, ridono tutti in coro, masticano così forte?

Fra, dato che parti e vai nell’America per studiare gli Alzheimer, chiedi un po’in giro se mi amano, chiedi agli americani se mi vogliono bene, digli di amarmi e che non mi dichiarino mai la guerra. Per favore compra il Risiko e porta anche degli amici per giocare a conquistarci il mondo sul tavolino.

Io ti aspetto qui  sulla seggiola, nel soggiornino.

Sono bello?

Vorrei brevettare un computer a gas, che devi avvicinarci l'accendino per accenderlo dopo che hai girato la manopola. Vorrei essere amico delle persone che inventano le cose utili, che indossano gli occhiali coi vetri scuri ed i capelli strani. Io sono una persona normale, utilizzo i mocassini, passeggio la domenica per le strade del centro, prendo dei caffè nei bar, lascio le mance, dico tenga il resto, sbuffo come se pensassi a cose importanti davanti ai baristi in modo che credano che ho pensieri importanti da pensare e intanto sfoglio il giornale alla pagina degli annunci delle persone sole che cercano altre persone sole. Io non ne avrei proprio bisognissimo di cercare questi annunci perché c'ho delle conoscenze, pratico comunque una vita. Ad esempio ieri l'altro sono uscito dal mio appartamento e mi sono recato al negozio del Sig. Fregatti per acquistare il marmo per l’angolo cottura. Quando sono uscito, col Fregatti siamo andati al bar Gioiello all'angolo e lì c'era la Barbarina, che è la barista bellina che ci lavora da un anno. Io non è che la conosco proprio, cioè non abbiamo mai parlato di noi, dei nostri fatti, ma quando entro nel bar io le dico: "ciao" e lei risponde: "buongiorno" e poi quando mi porge il caffè io dico: "grazie" e lei risponde: "prego" e quando esco sto sempre attento a dire: " arrivederci" e lei risponde sempre "arrivederci". Quindi non è che io sono isolato e non parlo mai con nessuno e non ho rapporti con le donne, se guardo gli annunci sentimentali di quelli che sono soli è soltanto per capire fino a che punto si può essere soli, fino a che punto si può arrivare insomma ad aver bisogno di un'altra persona accanto. Io mi sono comprato vari adesivi recentemente, per metterli attaccati al cruscotto della vettura, citroen del 98 che c'ho in garage, mia. Li ho comprati alla Casa dell'autoradio e del condizionatore, un negozio in cui io sono felice di starci, lì ho avuto il piacere di conoscere il Sig. Ori Mauro che è esperto di tanti trucchi per vincere le partite ai videogiochi, che se ne intende davvero di tappetini per auto e di quando è il momento giusto per cambiare le spazzole ai tergicristalli. Il Sig. Ori Mauro è geometra in comune, fra due anni va in pensione, poi "vaffanculo a tutto" ha detto, se ne vuole andare nella sua baita al mare, a Portogruaro. Dopo aver parlato con l'Ori mi è venuta l'idea di brevettare qualcosa, di diventare un uomo di ingegno, famoso, che ti chiedono le cose in tv, che ti chiedono i consigli e di raccontare la tua vita in diretta su rai due. Il sig. Ori Mauro ha detto che quello che ha inventato i tergicristalli sicuramente è diventato un uomo ricchissimo e che è stato invitato a tutti i più importanti talk show della sua epoca. Allora io ho detto a me stesso che devo cambiare la mia vita, che sono stufo di lavorare nel seminterrato come pallottoliere di secondo livello, oppure come busta mal d'aria per colleghi stressati il primo sabato del mese. Non che non mi stimolino più questi lavori ma è che ho bisogno di essere famoso, di conoscere la gente, essere in tv anche io per un po'. Allora adesso sto studiando come brevettare il computer a gas, come renderlo un'alternativa vincente ai normali computer banalmente alimentati a corrente elettrica. Ci lavorerò domani che è domenica dopo che torno da servire messa, stasera c'ho questo appuntamento con Lorenza, 49 anni, agricoltrice, occhi marroni, spiccata personalità, intuito e senso pratico. Lorenza è del Valdarno, ha messo l'annuncio da due settimane, io sono stato il primo a chiamarla! Viene da me stasera, nel mio appartamentino, ho comprato quattrocento grammi di scampi, chissà se poi io e Lorenza ci si ama, io sono bello.

Federico Fazzuoli

Quando ero piccolo la domenica cominciava con la voce di Federico Fazzuoli accompagnata dal rumore dell'elicottero da cui si sporgeva coi baffi in primo piano. Parlava di tradizioni, di cibi tipici, usanze e spesso si trovava in Valtellina. Io restavo un po' con gli occhi chiusi, steso nel letto, provando a riacciuffare un sogno, poi sentivo mia madre che cercava un espediente per litigare con mio padre in modo che se ne andasse nel bosco con Vittorio a disossare alberi per farne pali per le staccionate. Allora indossavo i calzoncini, andavo a servire messa e mentre il prete mangiava il corpo e beveva il sangue di Cristo io suonavo un campanellino inginocchiato ad un lato dell'altare e ripensavo all'elicottero di Fazzuoli, alla Valtellina.