Archivio mensile:febbraio 2011

Compost

 

Dottore, domenica era una giornata un po' così, niente sole ma del resto siamo a fine febbraio…

In cortile con Piero abbiamo fatto un po' di faccende, lui ha ripulito i pali per la staccionata, ha lavato il pavimento del pollaio con la sistola e controllato che le galline albine fossero guarite dalla tosse. Io ho raccolto le verdure dall'orto, il cavolo, i pomodori e due carote.
L'orto è piccolo, non come quello del babbo che era un vero e proprio campo ma facciamo secondo le nostre possibilità e siamo felici.

Era quasi il tramonto quando ho controllato il cassone in cui buttiamo tutti i rifiuti organici in modo da ottenere un bel compost per concimare. Quando ho sollevato il coperchio, vedesse che meraviglia dottore, che compost meraviglioso, omogeneo, senza striature. Non puzzava nemmeno e ho quasi avuto l'impulso di accarezzarlo.
Ero molto soddisfatta devo proprio dirlo e la giornata era stata in definitiva molto positiva.
Ecco, per venire al dunque, proprio mentre richiudevo il cassone sono certa di aver sentito una voce provenire da sotto il coperchio. Diceva: "mamma, mammina mia."
Che cosa dobbiamo  fare dottore, ho un po' paura a riaprire il cassone. Secondo lei dovremmo portarlo a vivere in casa?

Abbabonte

Guido Paolo Abbabonte ereditò la Passat del suo zio prete all'età di 34 anni durante un'estate tardiva. Quando sua moglie Elsa lo lasciò per un esquimese che indossava le ballerine fucsia e vendeva i ghiaccioli in un chiosco ottagonale, suo figlio Kansas che era biondo aveva otto anni ed era solito bruciare le formiche nel patio di casa.

L'esquimese venne ferito ad un occhio con una pietra in un agguato proprio il giorno del trentesimo compleanno di Kansas che nel frattempo aveva comprato un formichiere nano a cui era solito metter la cravatta a righe ogni sabato quando insieme andavano a portar fiori sulla tomba del padre morto di gotta un giovedì pomeriggio.

Katia

Alle nove e un minuto di martedì mattina Katia trovò la lunga treccia di capelli neri e la mannaia sul fondo bricioloso del letto a due piazze del sig. Patroklov, suicida.

Katia faceva le pulizie soltanto la mattina perché il pomeriggio era sempre occupata dato che volava su un disco volante con al centro l'occhio di Dio che sputava fuoco e falcidiava i terribili ninja albini che saltellanti infestavano le strade della città.

Le barbabietole

E' pomeriggio inoltrato, sono a casa dei miei, ma non ricordo da quanto tempo, tutto intorno so che c'è la campagna, quella che ho visto ogni giorno della mia infanzia, con la neve o il sole a picco di agosto, il bosco tutto dietro la casa, la strada in salita, ricurva, sgretolata in ghiaia e pezzetti di cemento. Adesso sono steso qui sul letto che non fu il mio. E' un letto a due piazze, ampio, con la trapunta antica, lo comprarono ad un mercatino dopo che me ne fui andato di casa e da allora lo hanno sempre considerato il mio nuovo letto, il letto dell'età adulta. Non ci ho mai dormito, finché ho vissuto con loro ho avuto un letto a una piazza, duro, con la testata rosa confetto ed un crocifisso sopra. Tuttavia questa è proprio la mia stanza, sento il ronzio del termoconvettore acceso, ne sento il ronzio, e anche il caminetto dietro la porta è acceso, il fuoco protetto dal vetro spesso lancia lampi sul pavimento, io indosso il completo elegante, quello delle grandi occasioni.

La luce che filtra da fuori è quella che conosco bene, è quella tipica di un quarto alle cinque del pomeriggio. La luce dell'ansia che iniziava a salire quando a dodici anni ancora non avevo cominciato i compiti e sapevo che mi sarei dovuto trascinare i quaderni fino alle undici di sera e non avrei potuto vedere i programmi in tv con i miei genitori e mia sorella. Qui accanto devono esserci stipati tutti i miei fumetti, i libri, i disegni fatti di notte durante ripassi disperati prima delle interrogazioni. In questa stanza posso riascoltare l’eco delle chiamate fatte dopo pranzo e cena, quotidianamente, il filo bianco elicoidale attorcigliato alle dita. Chissà perché da adolescenti si passa così tanto tempo al telefono.

Qui seduti accanto a me ci sono mamma e papà. Sono seduti sulle sedie di legno rigido della cucina, quelle senza i cuscini. Mia madre ha i capelli colorati di biondo gallina, mio padre i baffi per metà bianchi e gli occhi di palude dietro agli occhiali bifocali, si tengono per mano, indossano ciabatte identiche. La mamma dice: "Se i cadaveri oggi non si decompongono più è a causa di tutte le caramelle che ci fanno mangiare, è tutta colpa dei conservanti se adesso non ci si riesce nemmeno più a decomporre."

Mio padre si schiarisce la voce, ha gli occhi lucidi, guarda in basso poi si volta verso la portafinestra ed osserva i campi, la nuova lottizzazione dei terreni oltre la strada provinciale e dice:"Rosina ti ricordi di quando qui davanti era tutto coltivato a barbabietole? I bambini erano piccoli e la sera non volevano mai andare a dormire e mi chiedevano sempre che gli raccontassi quella storia in cui c'erano quei due fratelli che…

Testimoni di Genova

Oggi non sono andato a lavoro perché in ufficio c'era la giornata di ricevimento dei genitori. I miei capi hanno parlato con mamma e papà ed hanno spiegato loro come ho performato in questo primo trimestre, dove ho le principali lacune e quali sono i miei principali pregi. Sono  molto contento perché non è andata affatto male, ad esempio dice il capo capissimo che se continuo così posso aspirare a diventare un radiatore di primo grado e potrei arrivare perfino ad essere impiegato per scaldare la parete ovest della sala mensa, la stanza più grande dell'intero stabilimento. Questo era un traguardo inimmaginabile soltanto tre anni fa quando sono entrato nell'azienda come cacciavite con un contratto a tempo determinato. Il capo capetto ha detto che sono molto apprezzato da tutti i colleghi per la mia grande disponibilità, per il fatto che sono silenzioso mentre effettuo il mio turno e che mi allontano poche volte per andare a pisciare e sono abile a trattenerla. Un piccolo difettuccio invece che ha trovato il responsabile delle risorse umane è quello dei miei cali di tensione durante i calcetti aziendali in cui tutti i dipendenti debbono trovare sfogo settimanalmente presso l'impianto polisportivo intitolato al rag. Enzo Vigliacchi. Ultimamente ho preso diversi pali solo davanti al portiere avversario e ciò è percepita dall'azienda come sintomo di poca lucidità e freddezza, doti altresì fondamentali per perseguire una luminosa carriera. Detto ciò sono davvero molto soddisfatto di questa proficua giornata, che meraviglia avere davanti a sè tutta questa prospettiva a soli trent'anni. Mamma e papà di ritorno dall'azienda mi hanno portato in dono il mandorlato balocco, gnam gnam che buono! Dimenticavo, oggi mentre in salotto aspettavo in ansia il responso dei colloqui hanno suonato al campanello di casa, erano i testimoni di Genova che mi dicevano che Gesù Cristo non è Dio. Io ho risposto che non lo conoscevo questo cristo e di lasciarmi in pace che ero teso e stavo dicendo le mie formule magiche (ripetere settemila volte la parola merdacazzo) perché tutto andasse bene. Poi questi qui non potrebbero restare a Genova invece che venire a suonare i campanelli fino a Vimodrone?

Doppio lavoro

E' stato un periodo molto intenso, la primavera che è risorta passo passo, il ritorno delle fragole nei supermercati, le cassiere con le gonne e le gambe scoperte. Con questo clima posso passeggiare la sera di ritorno dal canile comunale, osservo gli altri per la strada, muovo passi che calibro bene e sto sempre zitto. Il lavoro non mi manca di certo, sto costruendo un  nuovo recinto e ogni giorno arrivano nuovi cani abbandonati, li porta l'accalappiacani Mauro, li scarica come dei sacchi dalla camionetta. Il sindaco la settimana scorsa mi ha dato un premio di benemerenza per il mio lavoro al canile, ha fatto un discorso lungo di tante parole difficili ma che io ho capito che in sostanza voleva dire "bravo". Quando mi ha toccato la spalla mi sono commosso poi mi ha domandato se volevo dire qualcosa e allora io ho fatto cenno di no con la testa e tutti sono andati via dalla piazza, sono tornati a casa e anche io. Al canile da una settimana è arrivato Ucci, uno spinone che non abbaia mai e mi guarda col naso appoggiato alla rete e ha gli occhi che c'aveva  mio padre nel letto gli ultimi tempi. Prima di tornare a casa ogni sera mi fermo al supermercato e osservo le fragole e le gambe delle commesse, sorrido alle cassiere che a me però non mi sorridono ma io mica mi offendo. Comunque io non vado al supermercato solo come hobby, ci devo andare per svolgere il mio secondo lavoro che è quello che la zia voleva tanto che io facessi, il dottore. E' proprio così, svolgo un doppio lavoro, al canile costruisco i recinti, accudisco i cani, preparo il pastone, pulisco gli escrementi, una volta alla settimana passo l'antiparassitario, se i cani abbaiono troppo li rinchiudo in isolamento e se litigano li separo a scudisciate che se le ricordano. Poi la sera appunto lavoro come dottore per far felice mia zia che mi voleva bene e mi ha allevato dopo che il babbo e la mamma si sono recati in paradiso. Verso le sette entro al Conad e faccio le punturine ai cibi ammalati, che si vede proprio che si sentono poco bene, sono un dottore dei cibi! Ad alcuni faccio le iniezioni energizzanti, al latte ad esempio gli faccio gli antibiotici, alle mozzarelle che sono tutte pallide la vodka o la benzina se proprio vedo che non carburano. Ad altri che sono smunti o delicati, le fragole ad esempio faccio le trasfusioni di sangue perché voglio che si mantengano belle e più a lungo. Non uso mai il mio sangue che io c'ho paura di infilarmi gli aghi nel corpo mentre ai cani invece, che di sangue ne hanno da vendere, gli aghi non gli fanno per niente paura e nemmeno se ne accorgono quando li buchi.