Archivio mensile:aprile 2011

Questionario in grado di dirti tutto sulla tua mente mediante il quale diventerò famoso e forse vincerò il Nobel

Ho validato una scala psicometrica in grado di valutare quanta psiche duole agli ominini e alle donnine. Si risponde cerchiando la V di vero o la F di falso.
Ecco in anteprima per i lettori di Siamelli le 20 domande infallibili e lo scoring incontrovertibile
(che oltretutto non è mai stato in discussione):

1. Hai una buona dose di baffi?    V  F
2. Quanto ti stai dietro agli occhi da 1 a 10?   V   F
3. Mi vuoi bene?   V   V
4. Essere te è una merda?   V   F
5. Hai paura quando stai senza la mamma, mammina mia?   V   F
6. Sono tuo zio/a?   V   F
7. Forza Lecce?   V   F
8. Quando ti alzi la mattina hai difficoltà a raggiungere il pavimento con le gambe?   V   F
9. Le tue/i tuoi ex ti amano ancora?   V   F
10. La parola “masturbazione” ti fa venire profondi sensi di colpa per cui preferisci usare l’espressione “Sotto la doccia mi amo la mano?”   V   F
11. Lasciami stare.   V   F
12. Sei le mentine?   V   F
13. Non hai nessuna paura di morire?   F   F
14. Quando il dottore ti guarda le analisi, pensi di avere 1 o più tumorelli/tumoraccini?   V   F
15. Mentre pisci la piscia pensi mai: “sto pisciando la piscia”?   V   F
16. Hai sempre aspettative e aspirazioni elevatissime su tutto (compresa quella di non crearti mai più, in futuro, aspettative e aspirazioni)?   V   F
17. Sei triste con i tristi e felice coi felici?   V   F
18. Per fare colpo ti spacci per ciò che non sei?   V   F
19. Sei un’artista?   A   H   A H   AH   AHAH
20. Ti duole la psiche?   V   F

INTERPRETAZIONE E VALUTAZIONE DEL PUNTEGGIO

– Sei sano e non morirai mai –
se hai risposto:

SI più di sedici volte
oppure
VERO alla domanda num. 7

– Sei malato fradicio e ti succederà la morte –
se hai risposto:

NO più di sette volte
oppure
Se esisti

– Hai bisogno di rivolgerti ad uno specialista del cervelletto –
se hai risposto:

VERO alla domanda num. 20

– Lo dico alla mamma –
se hai risposto:

Falso alla domanda num. 11

Testa di cavolo

Mi hai detto "Testa di cavolo". Poi ero qui, nel punto esatto dove ci sta la bionda la notte con le cosce belle e la borsetta di velluto. Ero qui a reiterare gli sforzi per ricordarmi dove ci siamo salutati, dove ci siamo voltati  schiena a schiena pensando di fumarci una sigaretta ognuno per conto suo. Ad un ristorante zeppo di vini ricordo che una sera avevi cercato di spiegarmi in modo sensibilie che fra noi era finita. Lo realizzai soltanto dopo essere ritornato a casa mia davanti a Marzullo. Ho accartocciato foglietti pubblicitari e scontrini, ho impugnato spiccioli che non bastavano per un caffè e ricantato una canzone che credo di essermi inventato strada facendo mentre venivo qui nel punto esatto della bionda con le coscie. Con le cosce scusate. Come sono belle. Qui vicino ci parcheggiano i camion del mercato ortofrutticolo, accanto alla rotonda con davanti il Blockbuster che sta fallendo e fa le promozioni: un dvd cinque euro, due dvd dieci euro, tre dvd quindici euro. Andranno a ruba immagino. Quando mi hai detto che cercavi di essere impassibile ti ho risposto che lo eri già impossibile e tu allora hai ritirato fuori quella storia dell'armadio che è sempre in disordine, dello spazzolino che ha le setole troppo dure e mi sciupa le gengive. Qui passano scie veloci di auto in corsa la notte quando ci lavora la bionda e io la guardo da dietro la siepe di lauro che nasconde il cantiere e le ruspe. Adesso c'è ancora una porzione di sole nel cielo, adesso ho tempo di rientrare in casa e di mettere un po' a posto. Devo rimettere in ordine le analisi del sangue, delle urine, ritrovare i miei certificati , le radiografie, l'ecografia del pancreas e della milza. Devo riordinare, mettere il tappo ai pennarelli Giotto sparsi sul tappeto dove ho disegnato tassisti e pediatri su fogli A4. Devo telefonare ad Alfredo e dirgli che stasera non vado per il poker, devo riordinare e andare a letto presto, domani è Sant' Anselmo d'Aosta e voglio essere fresco come una rosa.

Trasfusione

Quando ho donato il sangue era giovedì e c'era l'aria fredda. L'infermiera dopo avermi infilato un ago nella vena storta mi ha guardato e ha detto: "Si allontani, si riprenda il suo sanguaccio" e mi ha strappato via l'ago dal braccio pagliaio. Mi ha pure preso di mano il buono colazione valido per due briosce ed un caffè, se lo è infilato dentro al reggipetto e ha detto: "Questo me lo riprendo io se permette. Se le gira la testa e non riesce ad andarsene possiamo ributtarle dentro quel suo sangue tremendo. Se si sente debole la possiamo trasfondere con quel suo sangue verde".