Archivio mensile:settembre 2011

Missitalia

Di nuovo la mia vita è diventata sera e poi notte che vuol dire che è tardi e devo andare a dormire perché il mondo ricominci. Ho i brufoli sul culo che se mi siedo mi fanno male e la fronte allo specchio mi sembra più spaziosa, sicuramente sta per rifiorire l'erpes all'angolo demenziale della mia bocca. Arriva l'equinozio e la gente smette di recarsi al mare, smette di ordinare le granite all'amarena ai chioschi e torna seria, si rimette in riga come avrebbe detto la nonna prima di condirsi gli spaghetti col mercurio. Domani vorrei tanto sposarmi, è questo il mio cruccio perché in verità proprio non posso per due motivi molto importanti. Il primo è che non saprei proprio con chi dato che Don Camillo mi ha giurato che non ci si può sposare da soli. Il secondo è che ieri sera ho visto alla tv la trasmissione di Missitalia condotta da Frizzi e alla fine, quando eravamo rimasti soltanto in tre, due dentro la tv e io sul divano da casa, lui, Fabrizio doveva dire il numero della vincitrice della competizione e ha detto proprio il mio numero, il quarantadue! Ho vinto, infatti io porto il quarantadue di piede, se non ci credete venite pure a controllare le mia adidas. Essere Missitalia mi impedisce di comportarmi come un ragazzo normale che si sposa, va al biliardo, beve le birre e se ne frega delle telecamere e delle interviste. So bene di avere degli obblighi ben precisi  davanti ai telespettatori e alla nazione intera e anche se non so quali so che debbo comportarmi per benino, questo è certo. Sarà necessario anche rimandare l'operazione chirurgica che avevo in programma per questo autunno, dovrò aspettare ancora qualche mese per farmi deviare l'apparato urinario. Non posso permetttermi di stare convalescente in ospedale, lontano dalle telecamere ma non posso nascondere che davvero non vedo l'ora di poter finalmente effettuare la piscia dal gomito.

La Canalis

Al tuo ultimo concerto non c’ero. Ero altrove, forse ero diventato un soprammobile, una teiera. Avrò pensato magari di essere una moneta persa in una tasca, una nuvola bassa e veloce, un piede. Hai gli occhi di aquilone e i piedi di scimmia con cui ti aggrappi ai lampadari delle tue stanze, alle aste delle tende mentre ridi e pensi di essere la regina di Danimarca.
 
C’è stato un incendio a Lampedusa lo hanno detto alla radio e io l’ho sentito tramite le mie orecchie senza lobo mentre  tu sei in Germania e ogni tanto en passant ascolti i Maestri cantori di Norimberga.
Dicono che ci sono immigrati tunisini, immigrati libici ovunque e scoppieranno le bombe accanto alle chiese, vicino al circolo Arci dove la sera il babbo mi comprava il chinotto. La notte col gatto che mastica la moquette dormo coperto da uno straccio sottile, mi sento molto debole e sembra impossibile che a vent’anni riuscissi a impastare cemento per costruire muri in campagna, per terrazzamenti nel mezzo del niente.
Volevo raccontarti il mio ultimo sogno in cui mi ritrovo improvvisamente nudo in piazza della Vittoria, cerco di coprirmi costruendo un vestito di foglie secche ed aghi di pino ma mi cade tutto di mano e intorno passa la gente che animava le nostre uscite da scuola con gli zaini in spalla e lo stesso modo di camminare.
La professoressa Viviani mi guarda male come al solito ma nei suoi occhi vedo un'insolita vena di tristezza a mischiarsi con la consueta violenza. Fissando i suoi occhi penso che:
 
– non sono il principe azzurro
– non sono il capo dell'azienda
– non sono il dj che fa i gesti con le mani
– non sono il dentista che cava carie e incassa danari
– non sono Kennedy
 
Credo che il sogno sia finito con uno scontro a fuoco tra brigatisti coi baffi e indiani cherokee durante il quale un colpo vagante mi ha rimandato a questo mondo.

Oggi a lavoro c’era il corso di ergonomia e l’insegnante ha voluto iniziare con un giro di presentazione in cui ognuno doveva dire il proprio nome, il suo ruolo in azienda e aggiungere quello che voleva sul proprio conto. Io non conoscevo nessuno.
 
"Ciao, mi chiamo Giancarlo, come Magalli, ho trentasei anni e lavoro all’ufficio legale. Durante la pausa pranzo sniffo il freon".
 
"Mi chiamo Annarita, sono qui in azienda da sei mesi, mi occupo della fatturazione e vorrei sapere come fare carriera qui dentro. Se qualcuno potesse dirmelo…"
 
"Mi chiamo Alessandro, lavoro all’ingegneria, vengo da Cesena, faccio duecento addominali al giorno e sono molto sicuro di me. La mia mamma mi vuole bene".
 
"Salve, io sono Antonio mi occupo dei fornitori, ho studiato economia e sono qui da sette anni. Mangio i gatti, non c’è niente di male. Sono come il pollo ma senza ali".
 
"Io mi chiamo Luca e ho un occhio di vetro. Me lo sono cavato a sette anni con uno spiedino. Correvo intorno al tavolo e sono inciampato".
 
"Ciao sono Sara, lavoro alla reception all’ingresso principale. Oggi è il mio compleanno e stasera starò in casa con Luigi il mio fidanzato. Dopo mangiato vedremo vecchi film francesi e tedeschi senza dialoghi, senza musica, siamo patetici lo so".
 
Comunque lo sapevo che prima  poi saresti partita, che te ne saresti andata via e io sarei rimasto solo a vedere la tv in cucina la sera. Guardo molte televendite e ieri sera c’era uno speciale sulla Canalis.

I polimeri

Sono stanco. Il lavoro nell'ospedale è molto pesante, vent'anni fa quando mi hanno ricoverato non avrei mai pensato che lavorare come paziente del reparto di psichiatria fosse tanto impegnativo. Dentro di me (nel gomito) ho un sogno, vorrei tanto aprire una lavanderia/stireria e inamidare i colletti delle camicie e fischiettare e avere come amici il panettiere, il postino, il falegname. Ma non il macellaio perché è un assassino che affila i coltelli e appende ai ganci pezzi di mucca e i conigli per le orecchie.
Il macellaio sarebbe amico solo del barbiere, parlerebbero di coltelli e rasoi, forse sgozzerebbero insieme le prostitute per la strada e poi andrebbero a fare bisboccia insieme nelle taverne.

Il macellaio è come Barbablu nello spettacolino che ho visto a teatro in terza media quando avevo ancora i capelli ed ebbi tanta paura che feci la pipì dentro i pantaloni. 
Stasera ripasso i polimeri poi vado dal sig. dottore a dare le dimissioni perché sento che sono guarito e non ho più strani pensieri e idee stravaganti. Da quando l'unicorno fucsia mi sorride dal bicchiere mi sento bene e sono pronto a rimettermi in gioco, a rientrare nella società e diventare dio.