Archivio mensile:aprile 2012

Le guerre puniche

Cristo santo quanto bene voglio al mio tostapane Robertello. Tutto il giorno a dirgli beddu, beddu, beddissimu sei. Tutto il giorno glielo dico perché se non avessi il mio tostapane sarei un mostro senza speranze, un lombrico orribile. Esso occupa gli spazi più intensi della mia vita, i vuoti più oscuri, perciò lo porto con me all’autolavaggio e ogni giorno a lavoro, lui siede accanto a me in auto e poi in ufficio mi resta accanto durante tutto il tempo in cui svolgo la mia funzione di videoterminalista a progetto. Io coi miei risparmi mi comprerò una villetta al mare dove andare a vivere col Robertello e con tutti i miei cazzi di gomma colorata che compro usati su internet. Domenica prossima io e Robertello andremo a Busto Arsizio a trovare i miei genitori morti che stanno dentro al cimitero. Beddu, beddissimu gli dico mentre scelgo le caramelle sugli scaffali in prossimità della cassa, beddu, ribadisco per strada mentre per mano passeggiamo lungo il fiume. Al cinema Robertello paga il biglietto ridotto e per questo ci rechiamo sovente a vedere i film di animazione della Pixar e prendiamo gli squali di gelatina blu e dopo il film al bar ci facciamo un cordiale. Da quando le voci sante mi dicono di non parlare più coi colleghi e di non dare confidenza a Carmine il panettiere e alle femmine io sto quasi tutto il mio tempo con Robertello che è certo che non mi tradirà mai e non mi farà soffrire come ha fatto Silvia che mi ha lasciato nel novantotto dicendo che doveva andare a fare le guerre puniche in Svizzera. Io e Silvia siamo stati insieme quattro anni e lei diceva “ti voglio bene”, io le regalavo le rose e i tulipani e a volte sorridevo, l’andavo a prendere all’uscita del lavoro alla banca e il fine settimana l’estate andavamo in mare nelle Maremme. Poi quando la mamma ha iniziato a morire io dovevo assisterla, dovevo cucinare, lavarla e vestirla per dio e non ho più avuto tutto il tempo da dedicare a Silvia. Ma io so che quello che importa per me negli anni a venire non è ricercare attenzione dagli estranei ed illudermi che essi provino l’amore per me e mi accettino. Ho già capito infatti che il mondo esterno, le cose cioè che accadono tutto attorno al mio corpo, è cattivo. Quello che conta è tenere in me il ricordo della mamma vivo e caldo e io questo ricordo infatti me lo riscaldo tutte le mattine con Robertello il mio amico tostapane.

Artomorfo

Ultimamente sono molto attivo sul piano sociale.
Frequento rendez-vous di arte contemporanea in paeselli di provincia.
Mentre mi aggiro fra le installazioni spesso mi succede la piscia.
Poi parlo con l’artista, pensando all’arista di mia madre.
Faccendieri, fannulloni, politicanti e predatori di rinfreschi vagolano cercando un senso a sé stessi che guardano le installazioni.
Si masticano i decadenti e bevono Fanta. E’ sfida fra i nodi a chi è più sciolto.
Le altre scimmie artomorfe spesso mi osservano la barba.
Io penso alla loro domenica troppo matura, madida, farinosa. Colta per caso. Còlta per caso.
Penso alle campane e al grano.
A volte qualche ragazza intraprendente mi intraprende.
Di solito dopo alcuni minuti si accorge che sono tutto scroto e niente palle e se ne va.
Non prima di avermi sculettato gli occhi con abiti metrosessuali vintage alternative iphone vaffanculo e aver esclamato “lo psichiatra che interessante” con un sorriso glauco.
Certo il problema sono io, o meglio, le arselle di Marina di Grosseto.
A cui penso spesso.
Io sono nudo e alto un metro.
C’è un tizio con un fungo in testa che trascina un enorme setacciatore.
Arriva a riva.
Mentre mi domando a che fine tutto questo installare, cosa succeda in questi succeding e mentre scruto i Re Magi delle domeniche d’Evento, i mostri da mostre, gli Aristi, i faccendieri, i fannulloni, i politicanti, i predatori di rinfreschi e le ragazze  intraprendenti, penso a quanto sarebbe bello capirne almeno uno, sentirne almeno uno.
E averlo come amico.

Bevo birra tiepida e ansimo come una vescica forata

Conigli verdi mi bussano alla schiena e vogliono da fumare, adorano finirsi tutte le mie sigarette mentre mi distraggono con chiacchiere insipide circa la circonvallazione sud. Mi chiedono se più tardi, con calma posso un attimino morire e io li allontano a colpi di schiacciamosche e con le braccia conserte, di profilo prego la nonna Bettina di farli scomparire dal mio cervello. Lei nella foto sembra un cactus grigio, mi osserva ed è molto morta sebbene si ostini ad avere nella bocca un sorrisetto da tagliola. No conigli verdi pestiferi, io preferisco resistere ancora un po’ sdraiato su questo mio pavimento, coperto da qualche raggio che dal tramonto attraversa la mia finestra. Resto per terra e bevo birra tiepida e ansimo come una vescica forata per dio.

Piccioni

Piccioni che vorrebbero far primavera, svolazzano lievi e soffici tra i cavi della luce in aprile, in maggio e giugno. Si schermiscono e perdono piume, non sanno delle gambe di pongo della piccola signora con le scintille in testa che mi tengo in tasca. Tossiscono miti nascondendo il becco nelle buste della conad di Dio. Io sono gli spettri dei miei passi sbigottiti, mi soffio il naso con cura e quando posso scalcio la polvere, i pinoli e i sassi. Michi ti ricordi della vecchia casa? I palazzi con le porte sfondate a pugni, costruiti per i secondini frustrati dai soggioni balneari nella seconda settimana di agosto presso località marittime a buon prezzo con pineta annessa. Non posso uscire stasera, te lo volevo dire, non posso proprio uscire perché ho un impegno, devo tossire. Ma torneranno anche le stagioni regolari, il ritmo delle cose si rifarà calmo e potrò ricominciare a mostrarmi ma adesso mi vergogno di venirti a prendere dal tuo parrucchiere chic. Preferisco aspettarti fuori,  all’angolo coi gatti grigi. Miagolerò accanto a una transenna per lavori in corso e inizio ad avere il sospetto che la tua messa in piega non finirà mai. Lo sai che quando ho la gola intasata dalle ragnatele sento il bisogno di camminare ed osservare le cose? Per questo scorro come un automa lungo piazza Dalmazia. Credimi, stasera non possiamo proprio vederci, devo andare a intervistare le gambe di Carla Fracci, è un’esclusiva e non posso proprio rinunciare. Qui accanto mentre mi conto i passi poi sento una bambina che si dispera perchè ha appena notato che l’uccello che le si è avvicinato ha solo due zampe. Piange disperata. “Mamma, mamma, guarda, poverino quel piccione ha solo due zampe”.