Archivio mensile:giugno 2012

Mi piace campare

In questo strepitoso pomeriggio di primavera debbo proprio confessare che resto allibito di fronte a questa moda di morire che c’è al giorno d’oggi. Non la capisco proprio, non comprendo le persone che continuano a morire mediante infarti o malattie, oppure che muoiono con la macchina o perché scoppiano le bombe. Non comprendo la gente a cui gli succedono gli tsunami oppure che affonda con la nave e cade con gli aerei. Che senso ha? Io mi tiro fuori.

Barbagianni Martino

Lungo praterie che uniscono l’Emilia all’impero delle due Romagne vi sono antichi templi dimenticati che spuntano dal folto dell’erba, da quelle parti si dice siano le antiche dimore delle sfingi dell’abominio, i luoghi del loro antico culto. Nell’epoca della bonifica le sfingi avevano scatenato carestia e malattie, il barbagianni Martino lottò per scacciarle erudendo i popoli della campagna con nuove celebrazioni e preghiere sante. Sono stato da poco a trovare i discendenti del bianco Martino la cui effigie è adesso protetta dentro una chiesa bombardata posta presso la colonica di Lucianino, rubizzo agricoltore, ex mangiafuoco e lanciatore di coltelli. Un tempo nella piana che da Gattatico porta a San Barnaba, Lucianino e Martino organizzavano per il solstizio d’estate celebrazioni in cui tutti i paesani potevano mascherandosi ballare contro il malocchio delle sfingi e bere il vino benedetto in occasione delle cerimonie per la fecondità della terra. Indossando le maschere i miti abitanti di quei borghi non sarebbero stati riconosciuti dalle forze oscure dei boschi e non sarebbero stati vittima della loro vendetta. Queste entità oscure, che alcuni chiamavano sfingi oggi ai più non sono note ma dopo alcuni anni di quiete Luciano adesso sente di nuovo certi scricchiolii la sera venire come da sotto la terra appena arata e ne cielo il buio sembra un liquame appiccicoso, senza stelle a volte non riesce ad orientarsi. Da alcuni giorni è scomparso il cane del Dinci, qualcuno nel borgo dice che le Sfingi lo abbiano condotto con l’inganno nei loro menadri sotterranei. Quel che è certo è che non lo si sente più abbaiare lungo la piana tra Selvapiana e Canegallo. Torna barbagianni Martino, come dice Luciano:”Questo sole è proprio un brutto sole”.