Archivio mensile:settembre 2012

Prima

Ti preferivo prima – disse mia madre

Prima quando?

Prima che tu nascessi.

Soldatini

Nel grande posto dei corridoi e degli scaffali ci sono i fruscii, ma non sono serpi vere, né aquiloni che muoiono tra i rami di un albero a Settembre. E’ dalla bocca dei soldatini di guardia, che fanno i sorrisi e le voci da amico che sento fluire questo orrendo rumore. Ci sono credenze antiche, con piatti di ceramica ingiallita e crepe nei muri. Vi sono credenze oscure nella mente dei soldati di cemento-carne, essi ritengono di poter conquistare gli spazi profondi della Terra e le stelle in galassie lontane. Alle postazioni stanno sull’attenti, ma non ci sono che barattoli vuoti o pieni di penne masticate e matite appassite, polvere lungo le prese elettriche e telefoni che squillano. “Per favore, richiami all’orario stabilito.” Non è facile immaginare le strade all’ora di punta o il sole quando si è seduti e si parla alle voci che stanno dentro a un telefono. “Non è il dipartimento che cerca, non è compito mio.” Osservo le crepe nelle mie mani e a poco a poco divoro le mie falangi mentre il tempo per tutti scorre verso la notte. La Signora Ovale lentamente se ne muore a casa coi suoi dispiaceri di figlia bastonata e il suo cane dagli occhi bianchi. Mio padre è da solo nel refettorio, guardo bene, è la mensa della mia scuola elementare. La sala è vuota, vedo solo lui, seduto in penombra indossa un grembiule blu consumato sui gomiti e nel piatto ha un bottone. Le ore che scorrono non gli sono d’aiuto, da anni non parla che con il riflesso del suo bicchiere, con luci che sono come farfalle nella sera. Talora vivo il mio ritorno a perdifiato verso casa, verso il ricordo di tutte le mie amate. Lo vedi Ted che non ci possiamo proprio fermare noi? Non possiamo mai prender fiato, perché se qualcosa abbiamo capito è che non ci sono scuse, né conforto che derivino dall’esterno. Ted, stai calmo, abbracciami, i volti che credevi amici sono solo meschini e traditori ma credimi, non saranno accanto a noi quando dalle trincee del dolore cuciremo le nostre infanzie per giungere allo spazio infinito, quando i nostri brividi ci oltrepasseranno.