Archivio mensile:ottobre 2012

Un mattino

La mattina quando alla finestra si affacciano ancora macchie di notte e il cielo è sporco di corvi il mio corpo dentro al letto non riposa. I passeri del male dai rami vanificano i miei sogni col loro canto e io non so chi sono mentre indosso le mie gambe.

Durante il caffè solubile cerco idee geniali e volti magici apparsi durante il sonno ma non esiste più niente e capisco che non serve scriversi i segreti sulla mano, mandare lettere di invito e di condivisione a nomi che si suppone di conoscere.

 Ben presto, un mattino, i gatti miagoleranno nel silenzio e le mie scarpe fredde resteranno sotto al letto.

caro Jefferson

Caro Jefferson scusa se ti scrivo solo ora ma avevo lezione di pianto fino alle due. 

Stamani sono stata all’appuntamento con la dottoressa. Marie Moran, al centro medico dell’università, l’incontro è durato solo 20 minuti perchè pare che per prassi si debba fare sempre questo meeting introduttivo in cui mi ha mostrato il mio piano quinquennale di sviluppo e mi ha rivelato che morrò di febbre durante una primavera precoce.

Mi ha detto che entro qualche giorno mi inviteranno con una lettera anonima presso la grande clinica specializzata in disturbi alimentari dei pettini dove mi potrà seguire un equipe di psichiatri, psicologi e creature infernali che sputano fuoco dal naso. Lo sai che il centro per disturbi alimentari ha le pareti colorate di rosa pastello e c’è profumo di fiori? Inoltre dista solo quattro minuti dalla mia stanza e la dottoressa mi ha rivelato che presto pianificheremo degli incontri settimanali in modo da farmi tornare al più presto un pettine normale per potermi rispedire in piattaforma nel mar del Nord ad uso e consumo della ciurma del capitano Findus.

Non sai quanto mi senta sollevata da queste notizie. Spero davvero che anche tu stia bene e non ne dubito nonostante mi dicano tu sia morto di recente in un’esplosione spaziale.

Tua Cinzia

Raffreddore

Il raffreddore è aumentato vertiginosamente nell’arco della giornata, proprio durante la misurazione mensile delle mie performance aziendali e questo è stato giudicato poco consono da parte del personale addetto che mi farà recapitare una nota di demerito. Gli starnuti mi hanno interrotto i pensieri centinaia di volte in questo pomeriggio d’autunno. “Dobbiamo capire se la sua porzione di vita e di aria la porti fino a maggio. Francamente non ci crediamo.” Hanno detto i capi del personale. “Se sta per morire ce lo deve dire in modo che prima possiamo licenziarla a dovere.” In farmacia mi hanno detto che secondo loro è certo che muoio di tosse entro aprile. Che creperò come un insetto insignificante mentre nel mondo migliaia di clacson staranno suonando, milioni di palpebre sbattendo. Morirò durante gli orgasmi sublimi di perfetti sconosciuti che si abbandoneranno durante il mio ingresso nel niente a parole e gesti di tenerezza sincera. La farmacista me lo ha giurato che succederà e che se necessario ci penserà lei a farmi fuori, con la sua Colt oppure col martello con cui Pirl, il suo figlio balena, distrugge i formicai la sera.