Archivio mensile:dicembre 2012

Natale e la gioia

Era bello mamma quando nell’orto restavamo a pasticciare con la terra attorno alle rose e tu mi dicevi che il concime lo producevi in autonomia grazie all’eccezionale cassone del compost preso a sconto alla cooperativa? Io non me lo ricordo, ma a volte mi sembra ancora di sentire l’odore che avevano i tuoi capelli dentro la treccia e so anche che avevo pudore nel fissare troppo a lungo il rossore delle tue guance quando mi guardavi prima di indicarmi la bellezza dei pomodori che avevi piantato col babbo. Io non mi ricordo cosa sentissi esattamente lungo il tratturo motoso con ai lati le vecchie vasche di ferro ribaltate che un tempo venivano usate per abbeverare cavalli. Accanto alla stalla c’erano fiori gialli e qualche papavero, il cartello con la scritta “Acqua non potabile” vicino alla fontana, gli stivali di plastica verde del nonno, sporchi di terra accanto alla cisterana arrugginita. Fra tutti i luoghi possibili ci siamo trovati immersi nell’umido di quei campi durante gli anni ottanta. Il babbo non parlava mai e io avevo abbastanza paura delle galline e dei tacchini che da dietro la rete beccavano i sassi. Sai, io non ho capito bene a questo punto come stanno le cose, perchè se dovessi ricomporre tutta la trama avrei solo pochi indizi: l’odore acre di auto nuova della Regata, gli occhi di alcune ragazze per sempre lontane, la neve che ci isolava nella vecchia casa dai mobili rosa e verde pisello. Poi adesso dopo alcuni giorni di cielo rosso su tutta la città mi sento non troppo bene e so solo che finite le “Feste” si tornerà a lavoro e per l’occasione dovrò essermi rifatto la barba, che ci saremo augurati altri auguri a distanza. I miei amici mi avranno detto cose divertenti, e altre buffe e avremo riso con la morte nel cuore durante alcune sere in cui sopra il tavolo avremo avuto del vino preso all’Esselunga assieme a un dolce candito. Quindi visto che non mi ricordo mai tutte le cose per filo e per segno e che perdo tutto quanto, anche se non vorrei, ti chiedo appena possibile un breve ripasso di questa storia, dei tratti salienti, insomma di dove si va a parare, perchè adesso non me la ricordo proprio bene e allora divento così triste che non riesco nemmeno a farmi i sorrisi di cortesia nello specchio grande. Ecco adesso ricordo all’improvviso il giorno in cui mi hai insegnato ad usare lo spazzolino ma non so se mi serve a capire.