Archivio mensile:gennaio 2014

Gli animali

“Il nonno non è cattivo, vuole bene ai suoi animali.” Così rispose la mamma quando una volta da bambino ero tanto triste e le dissi che il nonno era cattivo. “Non devi preoccuparti per gli animali, il nonno si prende cura di loro ogni giorno e gli porta da mangiare. Poi, dopo tanti anni, quando loro hanno vissuto felici lo ripagano con la loro carne. E’ uno scambio”. Ma allora se gli voleva bene perché non gli importava che il maiale piangesse con quelle grida altissime mentre dal suo recinto gli zii lo trascinavano con una corda verso lo stanzino degli attrezzi? E perché se gli voleva bene gli aveva sparato un chiodo in testa e col coltello gli aveva fatto un buco nella gola da cui era uscito tutto quel sangue? “Mamma, anche a me il nonno mi vuole bene?”

Leggere fra le righe

Amore mio, tutti mi dicevano che non saresti mai tornata da me e anche’io a dire il vero l’ho pensato e ho passato certe notti ad ascoltare il Liga e gli 883 con il cuore a pezzi. Per cui non puoi immaginarti lo stupore e la gioia che ho provato nel ricevere la tua telefonata stamattina, cioè la telefonata della banca che mi intimava di effettuare con urgenza un versamento sul mio conto perché sono andato in rosso. Io l’ho capito subito che dietro a questa comunicazione in realtà c’eri tu e che il messaggio nascosto era che anche tu mi ami da morire e che vuoi che io ritorni da te. E’ davvero una gran fortuna che io sappia leggere tra le righe.

Cene bizzarre

A cena io sono sempre da solo dato che la mia ragazza mi ha lasciato la settimana scorsa, ma fa niente, tanto non esisteva sul serio, l’avevo solo inventata. Ha deciso di andarsene perché sempre più spesso mi trovo a vivere dei momenti in cui ho il vuoto nella mente e poi dei ricordi improvvisi come dei flash che riguardano cose che non capisco bene. Mi sento come se fossi stato lontano, fuori dal mio corpo ed è sempre per questo motivo che quelli della Asl mi tengono d’occhio e insistono perché  io ingoi delle pillole colorate. Stasera ad esempio sono rientrato a casa con i volantini avanzati dalla mia giornata di lavoro ed ero affamato. Avrei tanto voluto che qualcuno si prendesse cura di me ma in casa come ho detto, non c’era nessuno, per cui è davvero bizzarro ciò che è accaduto. Mentre stavo seduto sulla poltrona di vimini ho visto che c’era un gatto grigio che mi osservava attraverso il vetro della finestra, anche io l’ho guardato per un po’ ma poi ho chiuso gli occhi per non pensare alla fame e alla solitudine. Allora è accaduto che quando ho riaperto gli occhi mi sentivo la testa informicolata e le gambe strane e come per magia nel mio piatto c’era questo arrosto succulento. L’ho divorato senza nemmeno utilizzare le posate e mi chiedo come mai sia potuta apparire questa gustosa pietanza dentro al mio piatto, forse si è trattato di una magia. Appena ho terminato il mio pasto ho pure notato che alla finestra il gatto grigio non c’era più. Che me lo sia semplicemente immaginato?

Sabbia

Ho smesso di mangiare gli animali una volta che ho fatto caso che dentro di loro un tempo è scorso del sangue e questo pensiero mi ha fatto tanta impressione. Per anni ho mangiato le piante che coltivavo in terrazzo dentro ai miei vasi di plastica cotti dal sole. Ho mangiato gerani e begonie e alla fine anche una piccola magnolia che con i rami formava un vago sorriso. Col tempo però ho imparato ad amare la forma delle foglie e il rumore dei rami spezzati ha iniziato a straziarmi le orecchie. Per questo ho smesso di seminare e ho svuotato i vasi dalla terra morta, da tutte le radici residue e una notte li ho riempiti con la sabbia rubata da una spiaggia. Mangiare la sabbia è per ora l’unica soluzione ma sempre più spesso, quando la annaffio, noto la grazia con cui si disseta, cambia il suo colore e sempre di più amo la sua ubbidienza, il calore che sprigiona dopo che è rimasta per una giornata sotto al sole. Di tanto in tanto vado in terrazza  e immergo le mani  dentro ai vasi per sentirne la consistenza sulla pelle, per stringerla in pugno. A volte vorrei tanto che la sabbia potesse parlarmi perché allora sento che avrei proprio tutto e potrei perfino smetterla di mangiare.

Il cielo

Stamattina il cielo era terso io invece sono arrivato quarto e sono ancora una volta fuori dal podio.

In breve

Avevo la testa grande e il corpo magro e per cinque anni ho indossato un grembiule celeste e il pulmino giallo mi portava a scuola con gli altri bambini. Poi i miei hanno comprato una casa nuova, intorno c’erano gli alberi e lì ho vissuto insieme a loro fino a che non mi sono spuntati i baffi e ho preso una laurea che ho appeso a una parete del bagno. Ho lavorato al ristorante “Cervello fritto” per quattro anni e ho avuto una ragazza mora, una bionda e una che non parlava tanto. Poi sono andato a vivere in città ed ero solo. Ho cambiato una, due, undici case e per vivere ho venduto assicurazioni contro gli incendi, le inondazioni e la caduta dei corpi celesti. Ho amato alcune donne, una aveva gli occhi di un falco e una volta che ero triste mi ha sbucciato una mela. Quando la crisi è arrivata sono andato lontano dalla città e ho raccolto frutta per molte stagioni. Ho adottato due gatti che hanno vissuto con me per molti anni. Sono ritornato e  ho lavorato per un’azienda che aveva clienti in tutto il mondo e adesso cosa producesse non ha importanza. Ho comprato una piccola casa con davanti due platani e la ferrovia. Ho preso molti aerei per andare in posti del mondo che non conscevo a concludere affari. Una volta d’estate sono andato al mare e la sera al tavolo del ristorante ho pianto perché per un momento ho ripensato alle mani di mio padre. Quando i gatti sono morti ho venduto casa e ne ho comprata una più piccola. Diventato canuto ho rasato i capelli e ho brindato da solo in un bar quando ho estinto il mio mutuo. Ricordo la televisione accesa ogni notte, le promozioni di macchinari per sviluppare gli addominali e quelle a lavoro per alcune benemerenze. Ho salutato i colleghi in una cena aziendale svoltasi in un ristorante-pizzeria del centro e ho ricevuto regali, una pacca e tanti auguri. Ho venduto i miei libri durante un inverno freddo e ho comprato da un rigattiere il dipinto di un paesaggio inventato che ho appeso in cucina e osservo ogni sera. Mi ricorda qualcosa che non ho ancora capito e per questo continuo a guardarlo senza mai stancarmi. Ecco in breve ciò che mi ricordo.

Le mie allergie

Sempre più spesso scopro nuove allergie che mi affliggono la vita, mannaggia. Lo scopro al mattino, quando il sole dalla fessura nel muro mi accarezza la fronte e io mi desto che ho la testa che mi esplode e tutti gli occhi infuocati. Questi malesseri sono causati senza dubbio da alcuni alimenti che io imprudentemente introduco all’interno del mio organismo la sera prima di coricarmi. Dopo i mirtilli, le noccioline, la camomilla e le pesche sciroppate oggi è stato il turno dei grissini. Ieri sera infatti ho fatto il mio consueto giro nei bar del quartiere insieme a Olviero del forno e parlando dei vecchi tempi ho bevuto trentasei grappe. Più tardi, verso le tre, rientrato a casa e colto da un improvviso languore, non l’avessi mai fatto, ho addentato quel dannato grissino al sesamo. Adesso eccomi qui a pagarne le conseguenze.

Le fragole

In ufficio teniamo chiuso dentro a un cassetto un grosso coltello da pane nonostante il regolamento aziendale lo vieti severamente. Il capo è nostro complice perché vede di buon occhio l’affettatura delle torte che sempre più spesso gli portiamo in dono perché si mantenga mite e non ci sgridi per le nostre inadempienze. Stamattina però il coltello era rimasto in bella mostra sopra un armadietto ed era sporco e incrostato. Il capo ci ha chiesto: “Avete affettato delle fragole ieri sera dopo che me ne sono andato? Chi lo lava adesso il coltello?” Allora mi sono offerto volontario, del resto ieri sono stato piuttosto sbadato. Qui dentro nessuno può immaginare che il ragazzo delle pulizie stasera non passerà.

Attesa

Ho messo due manichini alla finestra per avere l’impressione rincasando la sera che qualcuno viva nella mia attesa. Ma appena richiudo la porta alle mie spalle mi appare evidente che anche loro non stavano affatto aspettando me dato che ancora insistono a scrutare la notte attraverso il vetro. Qui dentro viviamo tutti sottovoce e facciamo i turni per respirare cercando a volte di ingoiare un po’ di quel ricordo in cui ci sei tu di spalle che saluti e non ti volti.

Adesso

I serpenti dalla mensola hanno pianto tutta la notte e quando mi sono svegliato allora li ho presi e li ho lavati nella tinozza con il sapone di Marsiglia. Dopo che li ho asciugati col phon hanno smesso di muoversi e ho capito che erano morti. Adesso che anche le foglie del platano davanti alla finestra sono tutte cadute e sono solo avrò tempo per dedicarmi alle cose che amo. E’ già da un po’ che non ripasso il numero delle mattonelle alle pareti della cucina e che non mi disegno i diavoli volanti sulle gambe con la penna d’oca.