Archivio mensile:febbraio 2014

Cementificazione selvaggia

Al mondo d’oggi ovunque si volti lo sguardo vi e’ la cementificazione selvaggia dei luoghi che l’ha fatta la mafia. Oggi pensavo proprio a questo quando sono rientrato a casa. Sul divano di pelle blu che ho comprato con i soldi del premio aziendale c’era Eva che parlava con un signore che non conoscevo. Erano a dire il vero ignudi e non e’ che proprio parlassero ma piuttosto emettevano delle urla. Quel signore era tanto alto e indossava un cappello da alpino mentre sculacciava mia moglie. Io gli ho intimato di smetterla di farle del male, per favore. Eva e’ scoppiata a ridere e lui mi ha detto: ho quasi finito, vai pure a farti una sigaretta. Eva gli ha sussurrato qualcosa in un orecchio e hanno riso mentre lui le dava delle spinte con la pancia contro la schiena. Sono sceso in strada e lì ho visto un tipo un po’ scuro di pelle che vendeva delle rose ai passanti. Appena mi si e’ avvicinato gli ho tirato un pugno nel naso e poi un calcio in bocca. Ho preso un mattone che era per terra e l’ho rotto in due tirandoglielo in testa. Del resto nella vita bisogna sempre rifarsela con i piu’ deboli. Ho raccolto una rosa e mi sono incamminato verso casa.

Ridg di Biutiful

Sono Ridg di Biutiful e mi tocco di continuo il mento. Sono tirato a lucido, pronto per la prima bionda che mi capiti a tiro. Mi trovo in un interno patinato, in linea con la Soap e il vaso di gerani che mi osserva di sbieco è senza dubbi di plastica. Ora mi trovo in una prateria del Kansas e galoppo sopra un puledro parlante, logorroico che mi fa sentire in colpa coi suoi discorsi a tal punto da costringermi a diventare lo sguardo ignoto sulla cucina del nonno negli anni novanta. Mia madre è da sola e fischia piano mentre stende la sfoglia. In tv Iva Zanicchi indossa un abito in paillette. Di nuovo sono sulla scena, questa volta nella sala di attesa di un ospedale, in un angolo vedo mia sorella con lo sguardo rivolto al pavimento, ha cinquant’anni. Lei non mi vede perché si trova nel mio stesso luogo ma in un momento diverso in cui io sono già morto da un pezzo. Fuma sempre, è magra e indossa una gonna grigia, è da sola. Qualcuno intanto mi stringe la mano, è James Gandolfini che mi guarda con gli occhi acquosi e non riesce a dire niente. Io dico mi dispiace tanto papà. Poi sono in California, sembrano gli anni novanta e un ragazzo altissimo mi spiega come fare un canestro da tre senza guardare. Mi dice che l’importante è mangiare almeno due fette di pane col burro a colazione. Quello è il segreto. Lo saluto e appena svolto l’angolo vengo fermato da una pattuglia di polizia. Tutto intorno intanto non è più America, sembra piuttosto Bivigliano. Un agente mi chiede patente e libretto. Gli comunico che non possiedo nessuna macchina e che come vede sono a piedi. Lui risponde che dalla centrale lo hanno appena informato che le mie gambe risultano rubate. Non ne posso proprio più e allora faccio un respiro profondo per svegliarmi. Sono dentro al mio letto. Sono riemerso? Nessuna traccia di Camilla.

Per sempre

Vorrei tanto poter dire che è stata una grande fortuna rincontrarci per strada stasera e poter ancora una volta parlare, stare un po’ insieme. Vorrei davvero poter dire che è stato un ultimo necessario addio e che è servito a definire il futuro in modo chiaro. Ho capito invece che non è possibile darsi un abbraccio che sia di vero addio. Per me non è proprio possibile dirti un’ultima parola senza che ci sia poi la speranza di poterti amare per sempre. Durante gli ultimi sprazzi di luna sono tornato verso casa ed ero un burattino con le gambe di granito. Babe, non ti faccio salire perché poi nessuno riesce più a dormire.

Angelo

Buonasera, sono Angelo da Chiavari. Prima di tutto complimenti per la trasmissione Padre. Io la seguo sempre e le sue parole mi sono tanto di conforto in questo momento così complicato della mia vita. Vengo subito alla mia domanda che riguarda l’inferno. Io ascolto tutti i giorni quando lei legge i Vangeli e ho capito che se non ci si pente dei nostri peccati prima di morire allora si va a finire in questo posto tremendo dove dobbiamo restare a soffrire in mezzo alle fiamme e ai diavoli. Ma io non ho capito bene una cosa però, Padre. Per quanto tempo? Quanto ci si deve rimanere lì a soffrire se non ci si è pentiti per tempo? Insomma, quanto dura l’inferno, Padre?

Annuncio ritardo

La scritta Firenze SMN sullo sfondo blu del cartello mi si era sdoppiata dentro agli occhi da tanto che la stavo fissando. Per fortuna a ridestarmi dalla mia posa ebete è arrivata la voce di metallo dell’altoparlante: Annuncio ritardo. Ma cosa ci faccio qui, lungo il binario due a un’ora imprecisata della sera? Forse sto aspettando qualcuno che non mi ricordo, oppure ho appena riaccompagnato un amico a questo binario. Sul display non appare però la destinazione, nè la provenienza di alcun treno, ci sono soltanto dei puntini di sospensione che scorrono senza soluzione di continuità. Forse mi sono addormentato in piedi e sto vivendo un momentaneo vuoto di memoria. Annunico ritardo ripete la voce dall’alto e non capisco però a quale treno si riferisca. Faccio caso che tutto intorno a me non c’è il solito affollamento di gente, anzi, a dire il vero stasera siamo davvero in pochi. Ci siamo soltanto io e una ragazza stesa in un angolo accanto alla biglietteria che adesso è chiusa. Non sono proprio sicuro che si tratti di una ragazza però, potrebbe anche trattarsi di una busta della spesa accartocciata e mossa dal vento. Sento uno strano torpore che pervade tutto il mio corpo e quando cerco di muovere un passo in direzione di un’obliteratrice mi rendo conto che non sono munito di gambe. Adesso finalmente mi ricordo: io non possiedo le gambe e a dirla tutta non possiedo neppure le braccia, i piedi, la pancia, il culo. Da quando sono diventato un tramezzino al salmone del distributore del binario due non mi rimane più niente del mio vecchio corpo. Annunico ritardo ricorda intanto la voce di dio.

Un maledetto frocio

Il giorno in cui mi sono trasferito nella casa nuova era domenica e la sera, dopo aver finito di traslocare le ultime cose scesi in strada per camminare senza meta. Davanti a un vecchio cinema dismesso da anni una donna mi fermò chiedendomi se potessi darle dei soldi per prendere un treno per una località che non ricordo. Piangeva e mi disse che doveva tornare con urgenza dai suoi figli. Sono una stronza sai, sbaglio sempre, lui ha fatto bene ad andarsene. Le chiesi quanto le servisse per il treno. Quanto hai in tasca? Era magrissima, aveva il viso da cavallo e la pelle delle mani screpolata. Pianse allora ancora più forte e io le diedi cinquanta euro dicendole che magari poteva prendere un taxi. A quel punto mi guardò negli occhi e mi chiese se non mi andasse di scoparla, magari a casa mia. Risposi di no. Non sono abbastanza bella per te? Oppure hai paura di non farcela con una vera donna? Le risposi che non avevo voglia e basta e che lei non c’entrava niente e feci per andarmene. Appena mi mossi lei concluse la nostra conversazione. Ho capito sai. Sei un frocio. Sei un maledetto frocio, ecco che cosa sei. L’ho capito, è inutile che scappi dalla mamma. Tornai a casa e andai a letto senza cena.

Quando correvo forte

Da bambino correvo molto forte e credevo che questa caratteristica potesse impressionare in positivo le mie compagne di classe e in particolare la Silvia Cagnacci. Silvia mi piaceva molto, ma a tredici anni non ero in grado di comunicare verbalmente perché ero molto timido. Per questa ragione avevo riposto le mie speranze di successo nella corsa. Era un lunedì di febbraio quando il professor Triboli si raccomandò di fermarci in tempo e di non di schiantarci contro il muro durante l’esercizio degli scatti di velocità. Io non gli diedi retta e corsi con tutte le mie forze, senza guardare, del resto quella era la mia specialità. Quando entrai in collisione con la parete in cemento armato la palestrà rimbombò. Mentre steso sulla barella venivo condotto dentro l’ambulanza la testa mi ronzava e non riuscivo a muovere le braccia. Dove erano finite le mie braccia? Mi sembrava di essere in un sogno e mentre cercavo di svegliarmi sentii a un certo punto il professor Triboli che scherzava ridacchiando con Davis. Gli disse che i suoi genitori avrebbero dovuto chiamarlo Coppa, così si sarebbe chiamato Coppa Davis. Non mi fece ridere.

Il San Valentino che è bello

Yesterday, all my troubles seemed so far away… Ieri era San Valentino, la festa degli innamorati, un giorno molto importante per chi crede nell’amore. Io ci credo e per questo ho prenotato un tavolo per due al ristorante del lago dei cigni. Siamo usciti di casa puntuali e io mi ero messo la cravatta di Hermes e le scarpe di legno e mi ero fatto con il pettine una precisa divisa nel mezzo che poi ho annaffiato di brillantina. Lei indossava la sottana a fiori che le ho regalato per il suo compleanno e le scarpe rosse col tacco dodici. Eravamo senza dubbio i più eleganti del ristorante e per questo i camerieri e tutti gli altri avventori non ci hanno tolto gli occhi di dosso per tutta la sera, crepavano tutti di invidia, ve lo assicuro. Abbiamo brindato con dello spumante dolce e abbiamo ordinato il piatto del giorno che si chiamava escargot ma poi per sbaglio il cameriere ci ha portato due piatti pieni di lumache e allora siamo scoppiati a ridere forte. Dopo il dolce, una delicata mousse di crema e pistacchi, lei mi ha guardato e mi ha fatto la domanda che tanto avevo atteso e temuto per tutta la serata. “Gianfranco, hai fatto i compiti per domani?” Io lo ammetto, ho mentito, ma non volevo rovinare una così bella serata e ho risposto: “Certo mamma, ho ripassato tutte le tabelline e ho scritto anche i cinque pensierini sulla bontà infinita del Signore.” Allora lei ha sorriso come solo lei sa fare e mi ha detto che sono proprio un bravo bambino. Io allora le ho risposto che insomma, a quarantaquattro anni tanto bambino non sono più. Il cameriere ha portato il conto e ha raschiato un po’ con la gola.

Pontefice

Ho fatto caso che spesso alla radio e in tv si parla di un certo Papa detto anche Pontefice. Egli è il capo della religione di Gesù e di Dio che è trino. Insomma questo Papa pare essere davvero una persona importante che tutti sono felici se lui li tocca e li benedice e allora poi gli arriva la grazia della madonnina dentro la fronte. Io questo Papa o Pontefice a dire il vero non l’ho mai incontrato. Poi dato che soffro di frequenti amnesie e a volte non ricordo niente, neppure chi sono, mi è venuto un dubbio improvviso stamattina: e se fossi io questo Papa?  Poi dato che soffro di frequenti amnesie e a volte non ricordo niente, neppure chi sono, mi è venuto un dubbio improvviso stamattina: e se fossi io questo Papa?  Poi dato che soffro di frequenti amnesie e a volte non…

Una famiglia unita

Fetta di pancarrè, strato di burro, maionese, sottiletta, fetta di pancarrè, burro, maionese, sottiletta, fetta di pancarrè, strato di burro, maionese, sottiletta, fetta di pancarrè, strato di burro, maionese, sottiletta, fetta di pancarrè. Questo sin da bambino è stato il mio sandwich preferito. Sandwich vuol dire panino in americano. Gli americani sanno come spassarsela a tavola e mangiare le cose gustose, altro che le minestrine che mi dava suor Giuliana all’asilo. Nella mia famiglia siamo stati sempre molto uniti, in particolare nelle abitudini alimentari e la mamma ha sempre preparato tanti sandwich che poi mangiavamo insieme io e lei la sera sul divano guardando Scommettiamo Che condotto dal Sig. Fabrizio Frizzi. Stamattina quando sono arrivati i pompieri a casa per portare via la mamma che si era sentita male, hanno rotto tutta la porta e distrutto un pezzo della parete per farla passare, hanno fatto una tale confusione… Adesso sembra che sia esplosa una bomba sul pianerottolo e non il cuore della mamma nel suo petto. Ho detto al dottore e a tutti gli altri di lasciarmi stare, non voglio davvero uscire di casa adesso. Mangerò un altro sandwich, ma questa volta senza maionese perché ho lo stomaco un po’ chiuso e poi tornerò sul divano, in tv c’è La vita in diretta. Ho detto al muratore di non chiudere il buco nella parete così quando sarà il mio turno i pompieri non dovranno fare tutto il baccano infernale che hanno fatto stamattina arrecando di certo grave disturbo al vicinato.