Archivio mensile:aprile 2014

Il re dei soprammobili

Mi piace quando l’arbitro mi tocca il petto o una spalla per spostarmi di un metro o due e farmi rispettare la dovuta distanza sulle punizioni e mi piace quando fischia per decretare un gol, un fallo, la fine. Durante le partite i compagni mi danno indicazioni su come giocare, pronunciano il mio nome, urlano: “Tira!”. Negli spogliatoi a fine gara analizziamo gli errori e le azioni riuscite bene e se a qualcuno manca il docciaschiuma glielo prestiamo senza storie perché noi siamo una squadra. Ma a casa la sera regna il silenzio e mentre io, immobile sulla sedia in vimini della cucina, aspetto che alcuni ricordi scompaiano dalla mia mente tutto intorno a me ci sono i soprammobili. Stanno in silenzio, del resto sanno bene che io sono il loro re e che posso disporre di loro a mio piacimento. Ci tengono alla pelle i miei soprammobili.

Ordinaria amministrazione

Stasera ho portato i miei vuoti incolmabili al parco, accanto alle traiettorie dei cani al pascolo e alle scie delle lumache in transito. Vorrei fumare un’ultima sigaretta di condannato e che l’uomo vestito da coniglio, in piedi di fianco all’ingresso, mi portasse via con sé. In via dei Servi sono terminati i lavori di ordinaria amministrazione ai fabbricati. Accanto ai portoni in abete ormai invalicabili aprono e chiudono, intermittenti come lucciole, gli esercizi commerciali: negozi di conchiglie, di altari pagani e urne di acciaio dipinte a mano, paninoteche esoteriche e distributori automatici di madri, carezze e pasta al forno. Non frequento più certi luoghi e mi rintano appena posso dentro uno scrigno che solo io so dov’è. Lì fa caldo e si può stare con gli occhi chiusi senza che arrivino le paure dei lombrichi e delle falene. Mi piaceva soprattutto l’odore che avevi dietro al collo e sui capelli. Era aprile e fotografavo dalla tua auto gli alberi che di lato scorrevano dentro la nebbia, mentre l’artiglio che mi torturava lo stomaco era il dubbio implacabile di quanto sarebbe durata.