Archivio mensile:giugno 2014

Carissimo

Amed fa i panini giganti con dentro salse spumeggianti piene di calorie. Dato che il suo negozio è ubicato di fianco all’uscio di casa mia, in un momento di crisi, lo confesso, ho frequentato il suo locale con costanza. No, non con Costanza, lei se ne era già andata da un po’ con un tipo con la sciarpetta rosa e gli occhialini. Un Woody Allen antipatico diciamo. Antipatico perché mi ha rubato la ragazza, è chiaro e perché lo ha fatto senza chiedere il permesso, senza avvertire. Come se io venissi a casa vostra e senza dir niente mi appropriassi del vostro gatto, senza dire niente me lo mettessi sotto l’impermeabile e me ne andassi. Certo Costanza è stata complice di Woody ma a lei non riesco proprio a odiarla perché è la donna più bella che mi abbia mai parlato. I panini di Amed sono indubbiamente i più grandi della città e per un certo periodo la cosa ha destato un certo scalpore tra gli appassionati di panini. Io non li amo molto in realtà ed era anche un po’ un sacrificio per me stare in fila in attesa davanti alla vetrina con le salse in mezzo a schiene che non mi appartenevano. Ma il vero motivo per cui per un anno sono andato a mangiare quei panini è che ogni volta Amed vedendomi entrare si rivolgeva a me chiamandomi Carissimo. Ecco, ciò mi faceva tanto piacere, essere Carissimo per qualcuno mi sembrava fosse una cosa di una certa importanza, un privilegio. Ma adesso anche con lui è finita. Ho smesso di andare a ingozzarmi delle sue salse quando l’ho sentito chiamare Carissimo prima l’autista del 23 poi l’edicolante e infine uno sconosciuto che nel negozio non si era mai visto. Credo che l’amore proprio non esista.

La paura della morte

Mi sono recato presso il supermercato dei mobili, quello grande che sta in Viale Povia, accanto alla concessionaria Seat. Mi serviva un mobile sottolavabo copri colonna 63 cm di altezza. Mi serviva in tutti i modi perché sto finendo di arredare la casa e la trota-storione angelo del Signore idrosolubile che mi sono sciolto sotto la lingua mi ha detto che tale mobile mi servirà tantissimo ad avere successo con le femmine. Ho tradotto le sue parole con gugoltranslèit e in pratica egli voleva comunicarmi che se compero il mobile sottolavabo copri colonna 63 cm di altezza poi scopo. Il mobile però non c’era, era terminato, era finito fuori catalogo. Mi è sgorgata l’acquaragia dai fori che stanno sulla prua dei miei occhi farfallini ed è scesa lungo le gote, mi è entrata anche nel naso ed è andata in gola e nel gargarozzo. Mi fa compagnia la parola gargarozzo per questo la dico spesso. Gargarozzo, gargarozzo. Sono uscito dal supermercato dei mobili inciampicando in alcuni sterpi e ho pronunciato le parole porca maiala. Una vecchia mi ha guardato seria, aveva gli occhiali sulla punta del naso in erezione. Allora sono entrato alla Conad e mi sono nascosto nel reparto detersivi e carta igienica. Steso dietro ai rotoloni Regina ho aspettato chiusura. Adesso tutto è buio e io ho paura della morte.

La polvere

A volte gli occhi mi diventano caramelle di vetro e la lingua è quella di un serpente. Succede quando la polvere mi si deposita nella mente. Allora la dovrei spazzare via, sotto al tappeto e dietro alle tende io credo. Dovrei spazzare di continuo ma la polvere poi si riforma quando allo specchio storco la bocca e mi  fingo un’altra. Allora mi si intrecciano le dita dei piedi, divento cattiva e  nascondo le cose sotto la mia sottana a fiori. Le porcellane del servizio buono, la conchiglia a punta, la foto in cui sto abbracciata a Gorbaciov d’estate. Il dottor Francesco mi ha detto che non devo distrarmi allo specchio perché le cose che ci sono lì dentro non sono vere. La polvere stamattina mi ha fatto dire le parole brutte ai bambini che andavano a scuola mentre io sul balcone stavo nascosta in mezzo ai panni stesi. Era il primo giorno di primavera e io ero una cornacchia grigia.

Anniversario

La mosca ronza contro il vetro della finestra che dal salotto affaccia verso il campo di sterpi. Il traliccio di trasmissione si staglia dal giallo dell’erba fino al blu maculato dagli altocumuli. Anche noi avevamo le mosche in casa quando abitavamo in campagna, partiti per andare  a vivere in città abbiamo dovuto rinunciare a quel brusio e alle formiche sui davanzali. Tra poco è pronto mi informa una voce da fuori. I mie colleghi parlano e bevono birra in lattina attorno alla griglia. Non ha proprio voglia di lavorare. Le basta fare due smorfie e pretende anche un posto fisso. Steso sulla poltrona serro gli occhi, li stringo più forte che posso mentre le parole arrivano da fuori, altre mosche che ronzano e mi concedono di non pensare. Quella è la casa del geometra, gli sono entrati i ladri due volte nell’ultimo anno, è per questo che noi abbiamo deciso di installare l’antifurto. Che fai se ti trovi uno in casa di notte? La mosca batte con forza contro il vetro. Mi balena in mente l’idea di aprire la finestra e di lasciarla uscire ma non mi muovo. Ammazzarlo devi. Se ti trovi uno in casa lo devi ammazzare e poi devi buttarlo in un fosso. Me lo ha detto un maresciallo amico mio. E’ la cosa migliore credimi. Mi ha raccontato che un vicino di sua sorella una volta ha trovato uno in casa a trafficargli nei cassetti. Lui allora lo prese a calci e pugni e dopo averlo legato a una sedia lo rinchiuse nello sgabuzzino prima di chiamare la polizia. Loro gli dissero che sarebbe finito nei guai se gli avessero trovato una persona legata in casa. Per questo gli consigliarono di liberarsene e che loro avrebbero fatto finta di niente. La mosca batte a ripetizione contro il vetro e per un secondo si ferma. Oggi è un anno esatto. Ricomincia il brusio e io torno a stringere gli occhi. In pasto ai maiali è l’ideale, non resta più niente. Si mangiano tutto a parte i denti. I denti poi ti devi ricordare di andare a toglierli.

L’estate

È tornata. Fa caldo e l’aria condizionata non è ancora in funzione in queste palazzine. Un tempo progettavo impianti industriali poi mi è stato chiesto di cambiare lavoro e io ho accettato, nessun problema ho detto. Del resto mica mi hanno mandato via. Adesso trasporto la posta dentro un carrellino che spingo lungo i corridoi infischiandomene di qualsiasi limite di velocità. Non lo so perché ho preso a testate quel quadro elettrico la scorsa estate. Ricordo solo che anche allora faceva caldo e che la mamma a casa non si sentiva bene.

Le bisce

A otto anni sull’aia tiravo bisce di gomma sulle ginocchia della nonna per spaventarla. Lei restava seduta e dondolando la testa cantava alle galline. Un pomeriggio dopo che avevo effettuato diversi lanci la nonna si voltò dalla mia parte e mi mostrò la lingua. Mi chiese di avvicinarmi e quando le fui accanto aprì la bocca e mi indicò un dente d’oro. Se farai il bravo questo un giorno sarà tuo mi disse scuotendosi le bisce dalla gonna.

causa ed effetto

Tutto ciò che accade nella vita ha una causa, non è mica che avviene per caso. Cacchio, è proprio vero! Lo diceva oggi Pistoli Walter del reparto schiacciamosche durante la pausa caffè . Esistono le cause e gli effetti nella vita. Non ci avevo mai pensato, ma giuro che questa è proprio una verità  che è vera.  Ad esempio c’era un motivo quando sono scoppiato a piangere mentre Morena con la valigia di iguana uscendo di casa mi ha detto fottiti stronzo del cazzo. Due giorni prima andando a pisciare nel buio avevo battuto il piede contro uno stipite. Il dolore è arrivato posticipato, proprio quando Morena di spalle ha pronunciato quell’ultima frase. Adesso riesco a collegare quasi tutti gli eventi della mia vita. La mamma è morta l’anno scorso perché io da bambino una volta dietro un castagno ho detto alcune bestemmie. Non ho avuto l’aumento neppure quest’anno perché al circolo ho pestato le fughe delle mattonelle. Tutto è collegato, Cristo santo. Siamo tutti legati da un filo invisibile. Alle elementari la maestra un giorno disse che avevo un coriandolo al posto del cervello. Questa cosa a dire il vero ancora non ho capito a cosa fosse collegata.

Etologia

Oggi tutte le persone che conosco (il Sig.Fanciullacci Eolo della panetteria) non si trovavano in città, per cui sono potuto uscire di casa per recarmi in libreria. Da tempo sono in cerca di un libro sugli animali. Vorrei contenesse le fotografie di tutti gli animali del creato. Da bambino possedevo un libro del genere ma una volta lo dimenticai in giardino e quella notte piovve. Mi piacerebbe tanto saperne di più sul comportamento delle bestie; in particolare vorrei erudirmi sui leocorni, i molluschi e i cetrioli. Che cosa fanno i cetrioli dalla mattina alla sera? Soffrono per qualcosa? Girovagando per i corridoi della libreria subito smarrisco l’orientamento e finisco al reparto Musica. Qui mi colpisce un libretto su Franz Liszt in cui sulla copertina c’è il ritratto del suo volto. La nostra somiglianza mi allibisce e non può certo essere casuale. Adesso tutto torna. Capisco che dal 1811 al 1886 sono stato Franz Liszt e dunque posso ben dire di aver composto la rapsodia ungherese n.2. Le cose quadrano finalmente e posso tirare i miei bilanci esistenziali considerando questo passato ungherese. Immaginate voi che tragedia se avessi dovuto trovare un senso a me stesso sulla base della mia sola esistenza attuale. Cosa avrei potuto dire a riguardo oltre al fatto che da anni sono in cerca di un libro sugli animali?