Archivio mensile:gennaio 2015

Biscotti

Stamattina ho mangiato un elefante, due scimmie e mezza civetta. I coccodrilli li lascio sempre per ultimi e quando arriva il loro turno la mia tazza diventa il fossato di un castello invisibile. Le tartarughe invece non le mangio perchè temo che mi spunti il carapace sulla schiena così senza che mamma mi veda le passo a Spike sotto al tavolo. A scuola ho fatto amicizia con Ignazio, il bidello coi capelli grigi che ha la chiave della stanza con gli oggetti segreti: cornacchie e pappagalli impagliati, scheletri e provette colorate. Oggi gli ho chiesto se anche a lui gli piacciono i biscotti e lui allora ha sorriso e mi ha detto in un orecchio che lui possiede un biscotto magico. Uno di questi giorni ha promesso che me lo farà vedere.

Convocazione

Con Mirko e Sauron ci presentammo alla baita a un’ora imprecisata della notte e non fummo per niente motivo di gioia. Era l’ultimo dell’anno e avevamo passato la prima parte della serata a bere liquori in mezzo a un bosco. La paura mi aveva colto all’improvviso con una fiammata alla bocca dello stomaco quando avevo ripensato allo sguardo di D. mentre mi comunicava che avrebbe trascorso la serata con i nuovi amici conosciuti al corso di felicità. Appena arrivammo calò il silenzio, chiesi a caso dove fosse D. e nessuno mi rispose poi un tizio magro con i pantaloni di velluto marrone e i baffi mi si fece incontro e proseguì verso l’esterno senza salutare, in mano stringeva una pipa. Dopo un paio di minuti arrivò anche D. che sorrise con le gote arrossate e squittì qualcosa che non ricordo. Forse capii subito ma ebbi la certezza che il tizio coi baffi quella notte si era fatto la mia ragazza solo quando qualche giorno dopo lei mi lasciò adducendo come motivo la mia mancata convocazione ai mondiali del ’94 da parte del signor Arrigo Sacchi.

Nicotina

Quando andammo a scegliere la parrucca osservò a lungo un caschetto rosso mattone, io con la punta delle dita accarezzai una treccia color cenere. Uscimmo in silenzio e giunti in strada mi prese a braccetto mentre in mano stringevo la busta di plastica e alcune monete di resto. Dopo un semaforo le chiesi del progetto dell’erboristeria, lei sorrise ma con le labbra soltanto e mi strinse più forte il braccio. Le scatole in sala sono piene a metà, Michele arriverà questo pomeriggio se non ci saranno imprevisti col treno. Chissà se è cambiato, sono anni che non ci vediamo. Seduto sul divano mastico chewing gum alla nicotina, una dietro l’altra e cerco di convincermi che è una cosa importante, fino a che mastico niente di male potrà più accadere.

Fine turno

Orazio mangia l’occhio del pesce, beve il vino avanzato dai tavoli mischiato coll’imbuto dalla vecchia. A fine turno le nostre camicie non sono più bianche ma imbandite coi colori di troppe pietanze. Parliamo di cilindrate, del mare d’estate, una volta vorrei andare a New York con la mia ragazza, parliamo di un fuorigioco, dello scudetto. Rudi non mangia niente e confessa che non ha fame, soffre d’amore. Orazio dice che lui invece non lo sa cosa sia l’amore. Non l’ho mai trovato, non so come ci si senta, forse una volta sola ci sono andato vicino. Allora ci racconta di quando da giovane si era appartato dietro la fabbrica di lampadine con un travestito in minigonna. Buttati contro la recinzione metallica mi baciò con dolcezza le labbra, mi chiese il mio nome.

Paesaggio svizzero

La nonna negli ultimi anni si appassionò al puzzle col paesaggio svizzero. Ci lavorava ogni giorno dicendo che voleva incorniciarlo ma ogni sera verso il tramonto, dopo che lo aveva completato, mi diceva che non era venuto bene e lo disfaceva in gran fretta. Vedrai che domani lo faccio per bene così poi lo appendiamo in sala, accanto alla foto del nonno.

Maturità

Dopo un lungo indugiare finalmente la mia mente si è dischiusa e ha deciso di seguire i consigli di tanti amici che mi vogliono bene e mi capiscono nel profondo. Basta scrivere le cose corte, i pensierini dei bambini, devi maturare e scrivere un romanzo! Così ho deciso di recuperare la stima e l’affetto di questi miei amici che sanno cosa è importante per me e ho cominciato la stesura del mio primo romanzo. Ho lavorato notte e giorno e adesso sono già a pagina novanta. Si tratta di una storia piena di esotismo, è ambientata in Malesia e ci sono un sacco di battaglie e colpi di cannone. Il protagonista delle vicende è un pirata bellissimo e affascinante con gli stivali a punta che ho chiamato Sandokan. Egli è munito di scimitarra e combatte contro svariati acerrimi nemici tra cui in particolare il colonialismo britannico. Credo che gli inventerò anche un amico, magari un pirata portoghese. Spero proprio che sarà un successo, soprattutto cinematografico.

Il formicolio del piede

Helmut, pornonauta biondo, aveva ancora a quarantaquattro anni i piedini da latte. Per questo continuano a informicolarsi gli disse placido il medico di Cornovaglia Thedor Baldassarren. Dovremo proprio deciderci a estrarli una di queste sere, Helmut caro. Per l’intervento fu utilizzato un macchinario tritaossa industriale di nuova tecnologia in grado di convertire in automatico gli arti rimossi in cibo per cani.

Polifemo

Quella lieve acidità di stomaco si era protratta per mesi e si era fatta a dire il vero sempre meno lieve. Fu così che il signor Sileno Buccia di professione tipografo decise di sottoporsi ad alcune visite specialistiche. Gli fu diagnosticato un formichiere nell’addome che il signor Buccia volle a ogni costo battezzare Polifemo e lasciare come suo unico erede.

Comandamenti

Aronne Frustoni rinchiuse il fratello Adelfo nella porcilaia il primo agosto 1967 perché temeva che questi volesse imbrogliarlo sulla vendita di alcune uova prodotte dalle galline in comune. Diciotto anni dopo quando il finanziere coi baffi durante un controllo alla fattoria rinvenne Adelfo Frustoni incatenato al muro, la pelle, gli occhi e i capelli completamente bianchi per l’assenza di luce, diede di stomaco e per poco non svenne. In commissariato alla domanda perchè, Aronne battendo un pugno sulla scrivania rispose: mi voleva fregare con le uova l’Adelfo. Ma io mica che l’ho ucciso poi. Non li ho mica mai infranti io i comandamenti del Signore.

Vabbuò

Ludovica aveva labbra super rosse e il caschetto a mezza fronte nero come un corvo. La conobbi in un caffè letterario mentre oscillava abbracciata a una bionda al ritmo di musiche esotiche. Ogni volta che ci vedemmo, sempre da lei, non mancò di spiegarmi quanto geniali fossero le opere di Kurosawa e quanto il popolo giapponese fosse avanti. La terza volta che uscii da casa sua sentii che qualcosa dentro di me si era rotto e quando scesi le scale ebbi un brivido di paura. La chiamai centinaia di volte per fissare un nuovo appuntamento e lei alla fine propose di vederci a un concerto fighissimo. Quando ci trovammo davanti ai cancelli però non era sola, con lei c’era anche un certo Gaetànez che aveva undici piercing al naso. Chi è lui? Chiesi dopo che il tizio si fu allontanato verso il bagno. Senti rispose lei, a me se ci vediamo mi fa anche piacere ma se non ci vediamo vabbuò.