Archivio mensile:febbraio 2015

Giulia

Annaffiando le piante del balcone per sbaglio faccio precipitare il vaso delle camelie che dopo un volo di tre piani si disintegra sul marciapiede e per poco non colpisce in testa un uomo che indossa scarpe verdi. Lui alza lo sguardo e mi osserva con odio, mentre urla ingiurie irripetibili mi invita a scendere per farmi menare. Io mi scuso e preciso che si è trattato di un incidente ma lui continua a urlare e si agita come un ossesso. Rientro in casa e comincio a stirare le camicie ma l’uomo in strada insiste a inveire ed è allora che ripenso a Giulia e il desiderio si riaccende. Cerco di concentrarmi sulla piega del colletto, sui polsini. Hai paura eh? Tanto lo so dove abiti. Passerò di qui tutte le sere e quando ti trovo per strada te la faccio pagare. A questo punto il desiderio di riaccarezzare la cara Giulia si fa irresistibile e non riesco più a fingere di non sapere dove sia finita. Spengo il ferro da stiro e mi avvio. Lo so bene che sta sul fondo del primo cassetto sotto le mutande e ha il colpo in canna.

Parodontite

Mentre guardavo Legge & Ordine, la mia serie tv preferita, ho avuto un colpo di sonno e a risvegliarmi è stata la pubblicità in cui il volume, si sa, è sempre più alto che durante gli altri programmi. Una voce chiedeva se avessi problemi di parodontite e nel caso ne avessi di chiamare subito il numero apparso in sovraimpressone che io ho prontamente fotografato con il mio telefono intelligente. Dato che non sapevo se avessi o meno questo problema ho telefonato a mia madre che ha detto: stai tranquillo Lorello, tu hai dei bellissimi capelli. Ho tirato un sospiro di sollievo e ho colto l’occasione per comunicare alla mamma che mi ero fatto la barba e avevo già indossato il vestito color carta da zucchero in vista del colloquio di domattina presso la spettabile società di pompe funebri.

Le antenne

Questo vento muove un po’ le antenne, viene fuori la sera e fa rabbrividire i gatti. Di giorno invece la temperatura è mite e già hanno cominciato a ritornare le vespe e gli insetti volanti. Camminando dopo cena nelle strade del centro mi sono spinta fino al teatro dei mimi e allora ho temuto di vederlo rincasare. Ho attraversato i luoghi in cui eravamo soliti attardarci insieme e le vetrine hanno sputato il riflesso del mio corpo in affanno. Ho riconosciuto i tavolini dei bar sui marciapiede, gli sgabelli su cui tante volte abbiamo covato la noia e incrinato il silenzio. Accanto a me sono passati uomini muniti di baffi e cappelli, americane con le ballerine ai piedi, l’autobus notturno, alcuni motorini, un anziano con le scarpe verdi che tirava pezzi di pane ai piccioni ed emetteva una specie di muggito. Passando davanti a Santa Croce ho capito che la mia paura iniziale passo dopo passo si era fatta delusione e infine più meno all’altezza di un lampione aveva i contorni di un lancinante dolore.

Esonero

Sicuramente non sto passando un buon periodo di forma e c’è stato anche un pizzico di sfortuna. Cercherò di ritrovare la giusta concentrazione già a partire dal prossimo impegno casalingo. Così ho detto ad Alice che ha deciso comunque di esonerarmi.

Congedo #12

Lo zio Florindo è buono come il pane diceva la mamma, ha soltanto un brutto carattere, gli piace far polemica su tutto. Di lui conservo un vago ricordo dato che scomparve che io non avevo ancora dieci anni. Poche ore prima che di lui si perdesse ogni traccia aveva litigato con la zia Leonarda a causa di Walt Disney. È un impostore, un uomo del diavolo. Quei film andrebbero bruciati, sono falsi, non voglio più che li vedi. Gli animali mica possono parlare. Li hai mai visti i maiali in porcilaia a parlare come quel topo lì?

Congedo # 11

Ho bollito l’ibisco e nello specchio ho visto i miei occhi farsi porpora, presagio di morte. I fiori di lavanda sul fondo dei cassetti non hanno più odore, la biancheria ha subito assalti di termite oltre alle gialle offese del tempo. Da sotto la porta arrivano spifferi dalla strada che hanno il sapore di benzina misto a un gusto di amarena, è respirando a ritmo che inganno un’ attesa. Metterò a letto i gatti, gli oggetti di cristallo e le streghe di stoffa. Farò la conta dei denti e saluterò il frigo, le tende e il mio pettine d’osso. Seduto alla finestra ancora una volta osserverò sprofondare la sera incapace di richiamare alla memoria il tuo profumo, i tratti indelicati del tuo volto.

Luigi

Caro Luigi, perdonami se ti scrivo soltanto adesso ma questa mattina sono finalmente arrivata presso la grande clinica specialistica. Lo sai che qui le pareti sono colorate di rosa pastello e c’è profumo di fiori? Dista solo mezz’ora dalla radura in cui da bambini costruimmo la casa sull’albero dove tu mi incantavi con le tue storie. Ti ricordi quando di luglio ci fidanzammo scambiandoci gli anellini di carta stagnola? E’ stato proprio un peccato essersi persi di vista per tutti questi anni. La dottoressa è gentile e ha detto che col lavoro che svolgeremo le cose pian piano torneranno a posto così smetterò di smarrirmi in cose di fantasia, di confondere le cose che esistono con quelle che non esistono, i miei pensieri con le notizie del telegiornale. Caro Luigi, ma lo sai che la dottoressa ha detto che non esisti?

D’Annunzio

Il vecchio capo non indossava i capelli e di profilo assomigliava a Mussolini smunto. Una volta durante una riunione con la responsabile dell’ufficio legale continuava a dilungarsi in smargiassate e racconti folkloristici circa la sua terra di origine. Dè, in estate tutte le sere quando torno da lavoro me ne vado al mare altrimenti impazzisco, c’abbiamo degli scogli fenomenali. Accanto a casa c’ho un ristorante di pesce che è una meraviglia, fanno un polpo lesso con le patate che è la fine del mondo. Devo ricodarmi di portare il gommone a riparare perchè voglio andare a pescare oltre la boa, io pesco forte, sono un dritto. Vidi la nostra legale in imbarazzo e intervenni dicendo al vecchio capo che magari potevamo cominciare a lavorare tanto di quei posti ci aveva già parlato tante volte. Lui mi osservò muovendo le labbra come se succhiasse qualcosa di invisibile a causa di uno dei suoi tic nervosi e rispose: dè, a Castiglioncello ci venivano in villeggiatura gli scrittori seri come D’Annunzio, mica gli scrittori di merda come te. Per un po’ nella stanza si fece silenzio. Chissà dove vanno al mare gli scrittori di merda mi chiedo. Se fanno tutti come me mi sa che stanno parecchio a casa.

Eroe

Il signor Antonio Armento, elettricista di Vigevano, quel venerdì di febbraio sventò una rapina al bar sotto casa. Stava aspettando il caffè quando, a seguito di un’improvvisa irruzione, impugnata la propria 9mm crivellò di colpi i due rapinatori. Alla luce degli accertamenti sui cadaveri i due malviventi risultarono avere rispettivamente nove e sette anni ed emerse altresì che le armi da essi impugnate erano due pistole spara elastici. Quella sera il signor Armento, in onda al tg locale, ci tenne comunque a precisare di aver fatto semplicemente il proprio dovere di cittadino e di non ritenersi in alcun modo un eroe.

La mosca e il periodo difficile

Nel periodo difficile con Silvia eravamo come appesi a un filo e di notte ci ritrovavamo a casa stupiti di essere ancora vivi. Ogni cosa era un’insidia, cercavamo presagi nelle ombre delle lanterne e nel sapore del caffè. Inventammo riti per placare i fantasmi amaranto della sera: comprammo vestiti e scarpe di tessuti invisibili per attraversare strade troppo affollate e scovammo un ristorante che facemmo santo per la bontà dei suoi cibi e per la scarsa affluenza. Nel periodo difficile i nemici potevano annidarsi ovunque e per questo eravamo prudenti e così attenti ai dettagli. Una sera mentre decantavamo le delizie del santo ristorante notai qualcosa di nero muoversi all’interno della mollica della mia fetta di pane. Liberai la mosca senza farmi vedere e non dissi niente a Silvia, del resto quello era davvero un perido difficile.