Archivio mensile:aprile 2015

Naumachia

Da una parte ho schierato i pezzi di mela tagliati sottili, dall’altra l’armata di spicchi di mandarino, nel mezzo steso sul materasso a molle, nudo come un verme ci sono io. Non mi fido più dei fondi di caffè dunque aspetterò l’esito della battaglia e finalmente all’alba saprò cosa mi aspetta.

Rammarico

Oggi in città c’era la grande fiera del cibo unto e tutti i miei conoscenti si sono recati ivi per vivere momenti di spensierata convivialita’. Io no, io sono rimasto in casa a guardarmi i piedi allo specchio. Verso il crepuscolo mi sono smutandato e indossato il cappello con la piuma di pavone ho guardato un film porno. Mi ha deluso, era meglio il libro.

Il mare

Ho allagato il bagno, un lampo nello specchio mi ha distratto e ho lasciato il rubinetto aperto. Il mare ho pensato con l’acqua che mi arrivava alle caviglie.

Le notti d’aprile

Ho un topo cattivo nel cervello. È lui che mi dice di tirare i sassi alla gallina nera la sera quando i vecchi rientrano in casa a preparare la cena. Mi fa rubare da sopra i davanzali i pani santi preparati per le feste e mi suggerisce di sbriciolarli lungo i sentieri perché li mangino le formiche e gli usignoli. Nella fonda del bosco, dopo la sorgente d’acqua verde, c’è il prato delle cornacchie dove mi piace stare a osservare l’erba quando al tramonto all’improvviso si fa silenzio. In un buco che ho scavato accanto a un sasso ricoperto dal muschio ho nascosto alcuni tesori: un orecchino della zia Lena, un rasoio arrugginito con cui conto di tagliarmi le vene alla fine dell’estate e un dente di maiale che mi protegge il sonno e tiene lontane le streghe le notti d’aprile.

Processionarie

Passavamo le sere d’estate su sedie di vimini guardando la programmazione della Rai nella speranza che qualcosa dentro o fuori dallo schermo infine accadesse. Serate in cui la lumaca del caldo se ne andava quando il suono delle cicale riempiva le stanze e al buio noi avevamo paura dei mostri e del demonio. Per merenda spesso non restavano che i sottaceti in frigo e il pancarrè nella madia e noi ne mangiavamo fino a scoppiare. Dopo giornate passate a giocare a esploratori spaziali ai confini del bosco farsi togliere le zecche dalla mamma prima di cena era bello quasi quanto incendiare le processionarie con la benzina a inizio primavera.

Chiarimenti

Lui non si presenta all’appuntamento e scompare senza lasciare tracce. Lei non lo cerca e non si fa troppe domande, la cosa le appare chiara. Lui si irrita per la mancata richiesta di chiarimenti, la solita arrogante pensa. Lei la sera resta in casa, ha un’ampia collezione di tisane e in terrazza sta coltivando piante dai nomi altisonanti. A causa delle allergie non ha voglia di primavera, forse in autunno andrà a visitare la Spagna. Dopo settimane di silenzio lui la vede per caso uscire da un negozio di scarpe, indossa un paio di ballerine rosse e ha il passo leggero. Chi si crede di essere con quelle scarpe da bambina? Quella sera stessa le telefona e le dice comunque per tua informazione non mi sono presentato all’appuntamento perché ho un’altra. A lei la amo.

Binario uno

La signora con le scarpe da trekking e il volto segnato dall’acne giovanile mi batte su una spalla e quando mi volto mi strilla in faccia di smettere, di andare a casa a fare certe cose, è una questione di decenza. Resto attonito mentre il brusio sale lungo il binario uno. Una donna col rossetto rosa allora interviene e dice che è proprio il colmo se non è più lecito neppure baciarsi, di questo passo finiremo per vietarlo l’amore. Alcuni sorridono altri fanno dei gesti con la testa. Appena il treno riparte e io smetto di salutare con la mano, immobile lungo il binario ripenso alla parola amore e un brivido mi scuote.

Stato provvisorio dell’anima

In un pomeriggio ciclope mi trovo a fissare il servito di bicchieri che furono dei nonni e che mia madre passò a me quando decisi di prender casa. Adesso ti manca soltanto di trovarti una ragazza come si deve e sei sistemato. Un treno è appena passato dentro e fuori dalla mia mente con il rumore di un missile. Le coperte che tengo piegate in fondo al letto hanno i fili tirati dalle unghie dei gatti che invertono la notte col giorno e appena possono si rifugiano sul mio petto. Ripenso al periodo in cui studiavo lingue morte, alla metrica greca e vorrei che le zanzariere alle finestre potessero proteggermi dallo scorrere inesorabile dei giorni, dal ripetersi delle settimane, dal tempo un po’ ciclico un po’ lineare che confonde le acque e rende la vita un sogno.

Michele

Michele mi chiede se ho arbitrato, non ascolta e dice che gli fa male una gamba mentre siede al banchino Le banane di Michele. Le vende a un euro l’una in mezzo al mercato di Rifredi e chiede a tutti che ore sono, senza sosta. A volte vende melagrane ma quasi mai riesce a venderne, è un frutto strano si dice mentre con le dita si esplora il naso.

Nido

Le mosche hanno fatto il nido nel latte, sono giorni che il pentolino giace abbandonato sui fornelli. Il sabato è il giorno consacrato alla spazzolatura dei gatti, alle preghiere, al rinvaso delle piante. Stamattina non vorrei far niente e so solo bere dalla tazza nera. Nella notte stringendo le sue mani ho sentito il freddo del suo cuore.