Archivio mensile:maggio 2015

Trampolieri

Oggi andrò alla torrefazione che sta accanto al negozio di parrucche dove il babbo portava la mamma quando io avevo cinque anni e non capivo perchè lei volesse cambiarsi i capelli. Poco distante c’era anche il giardino botanico con la grande serra bianca sempre vuota. La mamma diceva che un tempo lì dentro era pieno di farfalle che si posavano sulla gente che andava a prendere il tè delle cinque. Io allora mi immaginavo sempre la nonna con le sue amiche del burraco e anche la regina Elisabetta con la corona in testa a bere il tè al gelsomino. Una volta al giardino c’era uno spettacolo di trampolieri che indossavano abiti variopinti ed enormi maschere di legno. Quando si misero a correre in cerchio suonando i tamburi io cominciai a piangere per la paura e il babbo fu costretto a portarmi a casa ma quella sera non riuscì proprio a consolarmi e io mi addormentai disperato.

Traiettorie

Le ore in cui i gatti dormono il letto è inondato dal sole. Le grucce coi miei abiti mediocri appese alle maniglie dell’armadio controllano che la polvere in transito non inverta troppo bruscamante le proprie traiettorie. Osservo le tende con la fantasia a pappagalli e locuste che ti facevano inorridire e che più volte hai minacciato di incendiare. Amavi invece i paesaggi innevati di alcune cartoline ricevute per Natale dai parenti del nord e ti divertivi a saltar fuori all’improvviso dall’armadio per spaventarmi a morte. Imbiancherò la porta del bagno e con l’acido toglierò via la vernice rossa dal pavimento. Nella tasca della giacca tengo ancora uno dei tuoi capelli che ho rubato una notte mentre tu dormivi che sembravi morta.

Fine settimana

Fumo la sera mentre con Maurizia giriamo tutti i locali della città senza dirci una parola. Restiamo al massimo cinque minuti fino a quando lei sentenzia che quel posto è uno schifo e allora ci dirigiamo verso una nuova meta. Quando finalmente sono a letto faccio appena in tempo a sintonizzarmi su una televendita prima di sprofondare in mezzo ai mostri. La mattina quando il sole mi sveglia prendo le medicine, bevo caffè e scendo in strada per il mio giro di perlustrazione. Osservo la carrozzeria delle auto in sosta, le nuvole immobili e gioco a schivare le pozzanghere. Scruto semafori, cassonetti, le insegne dei negozi, i corpi in transito. Mi stordisco col rumore del traffico e per un attimo il brusio di tutte le cose copre col suo lenzuolo bianco l’urlo affilato del rimpianto.

Male

Mi fa male tutto stasera: il ricordo dei volti scomparsi, il cilindro di cartone della carta igienica che vive sotto il mio letto, la polvere dell’angolo cottura, l’aorta. Mi fanno male il torcicollo, la zanzariera del bagno, il balcone al tramonto, i pioppi, le merendine al cioccolato, il cane senza coda che avevo a sei anni, gli animali di plastica. Mi fa male un occhio, il Kazakistan, qualche piede, un sasso e sopra ogni cosa il tuo nome.

Polo Sud

Avevo smesso di fumare da pochi giorni quando lei non si è presentata all’appuntamento. Allora mi sono detto che almeno sarei riuscito ad affrontare meglio le scale e avrei avuto denti più bianchi per un futuro radioso. Coi soldi risparmiati avrei organizzato una spedizione solitaria al Polo Sud dove avrei fotografato pinguini. Stasera intanto andrò in piazzetta e dalla panchina darò il pane secco ai piccioni. L’ultima volta che ci sono stato un uomo canuto e con una narice sola si è seduto senza salutare e mi ha spiegato che sul fondo del mare ci sono migliaia di bombe velenose risalenti alla Seconda Guerra mondiale che stanno contaminando i pesci e le persone. Presto a causa di queste bombe diventeremo tutti dei mostri tentacolari per cui dobbiamo godercela finché siamo in tempo ha precisato. Mentre in silenzio lo osservavo ha appoggiato una mano sul mio ginocchio e ha sporto in avanti le labbra in un bacio di lumaca.

La freccia del tempo

Un simulatore di momenti mi ha aiutato a superare le ultime notti.

Le foto del Belgio e una promessa un giorno ti ci porterò angelo mio. Le foto in cui stavamo seduti sul ramo di un albero, un sentiero di fango e una fuga in bicicletta. Un giorno ti ci porterò. Poi mi hai lasciato scritto che i diavolacci maledetti ti portavano via nelle steppe e mai più ti ho rivista. Ho controllato le vecchie foto ma anche da lì sei sparita e adesso sul ramo al tuo posto c’è il nido di una cicogna. Mi prendo cura del caprifoglio, spolvero sempre tutti i miei souvenir e non piango quando mi fanno le punture. Ho ripassato il Teorema di Bernoulli, l’entalpia, la freccia del tempo e so sempre come fare gli occhi sbilenchi che ti facevano tanto ridere. Questa è la settimana di fioritura delle acacie qui alla fattoria degli usignoli dove sono ospite con gli altri signori che hanno le voci nella mente. Questo fine settimana andremo in visita all’erbario del monastero dove spero di vedere anche le campanule che non te l’ho mai detto ma mi piacciono più di ogni altro fiore.

 

 


Illuminare la notte

Con i capelli bagnati in mezzo alla finestra spalancata aspetto di cogliere l’attimo esatto in cui il cielo da terso volgerà al tetro scenario di un temporale, come da bollettino meteo. La stoffa dell’accappatoio profuma di essenza di papavero che ogni volta mi avvolge in illusioni di tenerezza. Sul balcone dentro il vaso della pianta grassa ho piantato la lampada a energia solare che mi ha portato mio padre l’ultima volta che è venuto a trovarmi. Si ricarica col sole e poi la notte puoi illuminare dove ti pare. Io la lascio fuori la notte ma non ho mai controllato che effetto faccia. La osservo adesso mentre matasse di pele di gatto sospinte da refoli scorrono lungo mie gambe nude e in mano accarezzo col polpastrello la punta di un chiodo con cui ho intenzion di ispezionare il mio dente malato. Con l’energia solare si può anche illuminare la notte, è un semplice travaso  alla fine, come riempire un barattolo con luce di lucciola e costruire una lanterna magica per giocare con le ombre della stanza nei fine settimana estivi. Mi ha telefonato Sara dopo una vita. Non ti fai mai sentire, sei antipatico, per questo non mi sei mai piaciuto dice e scoppiamo a ridere. Volevo dirti che fra un mese e mezzo mi nasce una bambina. All’inizio avevo paura ma adesso di meno, adesso sento che va tutto bene, che tutto si aggiusterà.

Aiuto domestico

Signora referenziatissima offresi per aiuto domestico a ore. Stiratura anche a domicilio, lavori di piccola sartoria e disponibilità ad accudire bambini anche molto piccoli purché ben in carne e saporiti.

Nella terra

Tra radici e i gusci spezzati delle mandorle raspo in mezzo all’erba segnata da ruote cingolate e zampe di gallina. In ginocchio sul retro immutabile della cascina vecchia, ma forse è un sogno, cerco piangendo la sua immagine o anche soltanto un nome inciso nella terra, proprio accanto a quelle stalle su cui un tempo regnò il nonno. Ma è tardi e di lei mi accorgo che non resta niente, sento solo l’odore di pollaio che mi bruciava le narici quando ancora le ombre sembravano lontane e nel giallo ocra della sera sapevo come ascoltare i grilli e tremavo per un fruscio imprevisto o per qualcosa che già mi appariva un presagio.

Confidenze

Stamattina dal rubinetto del bagno aziendale usciva acqua marrone e non ho potuto lavare come di consueto la mela delle dieci e tre quarti. Allora mi sono disposto dinanzi al vespasiano e guardando dritto davanti a me ho parlato a lungo col muro di alcuni problemi che riguardano la mia salute. Prima di andarmene gli ho anche confidato della pozzanghera rossa che trovai in casa il giorno in cui tu sei sparita.